"Mani di terra, terra di mani" le nuove poesie di Maria Pagano

Red

Milano, 29 gen. (askanews) - La scrittrice e poetessa salernitana Maria Pagano torna in libreria con qualcosa di inaspettato: la raccolta di poesie "Mani di terra, terra di mani" (ed. Albatros).

Mani e terra che si appartengono. La Terra, sapientemente lavorata da mani sporche di lavoro, fatica, tagli sanguinolenti e callosità riarse. Una terra che ha visto seppellire tanti suoi figli, allo sventolare di mille e più bandiere.

È la terra delle mani inghiottite dal nulla perché "il lavoro rende liberi", come ricordava l'ingresso all'inferno di cui tanti hanno memoria.

L'inno a questa morte, così temuta, che ci appartiene, qualunque sia il suo ingresso nella vita mortale di ognuno di noi. E tra tanta disperazione muta e infelice, c'è il ricordo di una madre che piange l'addio. Un vestito rosso che incanta in un palcoscenico che racconta barbarie.

"Mani di terra, terra di mani" è un'opera sicuramente interessante, dura, straziante e riflessiva. Tenerezza celata, trepidazione, attaccamento. La raccolta si focalizza soprattutto sull'assenza, sulla mancanza, sulla paura.

Ma nell'assenza, ci sono mille presenze evocate, anche se lontane. La vita come una guerra nella quale, in fondo, si è sempre soli e alla fine, si perde comunque. La guerra dei superstiti, dei vinti e dei vincitori, dei morti. Una metafora di ciò che in fondo è la fine del tutto, la morte che è l'unica dea a sedere sul trono.

E quando le certezze si affievoliscono, ci si aggrappa a qualunque cosa riporti all'unica radice conosciuta: la famiglia.

Ripercorrendo passo per passo ogni verso, emerge che i soldati potrebbero essere proprio i lettori; ciascuno di noi che combatte e perde ogni giorno qualcosa, qualcuno, noi stessi.

Introspezione per un attimo e si ritorna a parlare della vita al fronte: dura, cattiva, belva feroce che azzanna l'anima e ruba dignità. Si combatte non per fede ma per sopravvivere, a qualunque costo anche senza anima. Ci sono guerre silenti ancor più violente delle armi dove i tagli subiti sanguinano senza rosso.

È la guerra del bisogno: di vivere, di sfamarsi, di riposare, di piangere, di stringere, di una dignità. Interessante vedere con queste mani senza nome abbiano lasciato un segno nella memoria.

Impossibile dimenticare certe mani.