Mani Pulite, la storia dell'inchiesta

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di Cristina Bassetto  Lunedì 17 febbraio 1992: poco dopo le 17.30, nel suo ufficio al Pio Albergo Trivulzio,Mario Chiesa viene arrestato per concussione per una tangente da 14 milioni che gli era stata appena consegnata da un giovane imprenditore, Luca Magni, che aveva messo a punto l'operazione per "incastrare" Chiesa con l'allora sostituto procuratore a Milano Antonio Di Pietro e il capitano dei carabinieri Roberto Zuliani. Si apre così quello che, il giorno dopo, viene battezzato come il "caso Chiesa", ma che presto diventa il "caso tangenti" e, subito dopo "Mani Pulite", la più clamorosa inchiesta giudiziaria italiana.  Ma, iniziata il 17 febbraio 1992, è solo nel 1993 che Mani Pulite conosce la sua massima espansione, mentre la Prima Repubblica cade sotto i colpi degli avvisi di garanzia, la mafia torna ad alzare il tiro a suon di stragi e attentati, l'economia del Paese subisce un vero e proprio tracollo, e ben 70 Procure italiane avviano filoni sulla corruzione nella pubblica amministrazione sviluppando procedimenti a carico di 12.000 persone. Nella cittadella giudiziaria milanese le indagini alzano il tiro sul sistema delle imprese e sulla politica.  Nessuno sembra essere risparmiato: dopo il "sistema Milano" e i provvedimenti presi a carico dei vertici di Psi e Dc, che hanno dominato il 1992, a partire dal 1993 le inchieste coinvolgono un po' tutti, dal Pci-Pds alla Lega e, tra i colossi dell'economia, la Fiat, l'Eni, l'Enel, l'Olivett i, la Montedison, e per la prima volta anche il gruppo Fininvest. Alla fine, niente sarà più come prima, soprattutto tra i partiti, i primi a cadere sotto i colpi giudiziari.  L'anno si apre con il primo "no" del Parlamento alla Procura di Milano e ad Antonio Di Pietro: con 180 voti contrari il 13 gennaio 1993 la Camera respinge l'autorizzazione a procedere richiesta per Giancarlo Borra, deputato democristiano di Bergamo, finito nelle maglie di Tangentopoli e divenuto, a Montecitorio, il "caso" sul quale provare le forze in vista di ben altro dibattito parlamentare, quello per l'autorizzazione a procedere richiesta, in 122 pagine di accuse, nei confronti del leader socialista Bettino Craxi, raggiunto da un avviso di garanzia nel dicembre del 1992.  Ed è proprio il segretario nazionale del "garofano" a sferzare i colleghi parlamentari con un acceso discorso alla camera il 24 gennaio, nel quale denuncia ''un gioco al massacro in piena regola'' per il quale lancia la proposta che a lungo ha diviso la giustizia dalla politica: una Commissione parlamentare d'inchiesta sulle inchieste milanesi, soprattutto capace di far luce sui finanziamenti registrati dalla politica, se possibile, negli ultimi vent'anni. La proposta cade nel vuoto mentre le inchieste procedono. Il 29 gennaio, insieme ad una nuova raffica di avvisi di garanzia relativi al filone dell'energia, viene perquisita la segreteria amministrativa nazionale del Psi, in via Tomacelli a Roma. Craxi parla di ''golpe''. Ma per lui è l'inizio della fine: il 9 febbraio lascia la segreteria del partito che, per circa tre mesi, sarà retta dall'ex segretario della Uil Giorgio Benvenuto, e che poi sarà sostituito da Ottaviano Del Turco. Bettino Craxi non è che il primo dei segretari nazionali del pentapartito a lasciare la loro direzione in seguito alle inchieste milanesi. Il 25 febbraio tocca a Giorgio La Malfa: accusato di un finanziamento illecito, il politico lascia la segreteria nazionale del Partito repubblicano. Pochi giorni dopo è Ciriaco De Mita, già segretario nazionale della Dc, a lasciare la presidenza della Commissione bicamerale per le riforme, in seguito all'inchiesta scandalo sulla ricostruzione dell'Irpinia che ha coinvolto il fratello Michele. Nemmeno due settimane dopo Renato Altissimo si dimette dalla segreteria del Partito liberale. La fine di marzo segna la fine della segreteria del Psdi per Carlo Vizzini. A giugno si scioglie la Dc: il 22 di quel mese il leader del Movimento referendario Mario Segni abbandona Piazza del Gesù. Il giorno dopo, il segretario Mino Martinazzoli decreta la fine del biancofiore.

di Cristina Bassetto  

Lunedì 17 febbraio 1992: poco dopo le 17.30, nel suo ufficio al Pio Albergo Trivulzio,Mario Chiesa viene arrestato per concussione per una tangente da 14 milioni che gli era stata appena consegnata da un giovane imprenditore, Luca Magni, che aveva messo a punto l'operazione per "incastrare" Chiesa con l'allora sostituto procuratore a Milano Antonio Di Pietro e il capitano dei carabinieri Roberto Zuliani. Si apre così quello che, il giorno dopo, viene battezzato come il "caso Chiesa", ma che presto diventa il "caso tangenti" e, subito dopo "Mani Pulite", la più clamorosa inchiesta giudiziaria italiana.  

Ma, iniziata il 17 febbraio 1992, è solo nel 1993 che Mani Pulite conosce la sua massima espansione, mentre la Prima Repubblica cade sotto i colpi degli avvisi di garanzia, la mafia torna ad alzare il tiro a suon di stragi e attentati, l'economia del Paese subisce un vero e proprio tracollo, e ben 70 Procure italiane avviano filoni sulla corruzione nella pubblica amministrazione sviluppando procedimenti a carico di 12.000 persone. Nella cittadella giudiziaria milanese le indagini alzano il tiro sul sistema delle imprese e sulla politica.  

Nessuno sembra essere risparmiato: dopo il "sistema Milano" e i provvedimenti presi a carico dei vertici di Psi e Dc, che hanno dominato il 1992, a partire dal 1993 le inchieste coinvolgono un po' tutti, dal Pci-Pds alla Lega e, tra i colossi dell'economia, la Fiat, l'Eni, l'Enel, l'Olivett i, la Montedison, e per la prima volta anche il gruppo Fininvest. Alla fine, niente sarà più come prima, soprattutto tra i partiti, i primi a cadere sotto i colpi giudiziari.  

L'anno si apre con il primo "no" del Parlamento alla Procura di Milano e ad Antonio Di Pietro: con 180 voti contrari il 13 gennaio 1993 la Camera respinge l'autorizzazione a procedere richiesta per Giancarlo Borra, deputato democristiano di Bergamo, finito nelle maglie di Tangentopoli e divenuto, a Montecitorio, il "caso" sul quale provare le forze in vista di ben altro dibattito parlamentare, quello per l'autorizzazione a procedere richiesta, in 122 pagine di accuse, nei confronti del leader socialista Bettino Craxi, raggiunto da un avviso di garanzia nel dicembre del 1992.  

Ed è proprio il segretario nazionale del "garofano" a sferzare i colleghi parlamentari con un acceso discorso alla camera il 24 gennaio, nel quale denuncia ''un gioco al massacro in piena regola'' per il quale lancia la proposta che a lungo ha diviso la giustizia dalla politica: una Commissione parlamentare d'inchiesta sulle inchieste milanesi, soprattutto capace di far luce sui finanziamenti registrati dalla politica, se possibile, negli ultimi vent'anni. La proposta cade nel vuoto mentre le inchieste procedono. 

Il 29 gennaio, insieme ad una nuova raffica di avvisi di garanzia relativi al filone dell'energia, viene perquisita la segreteria amministrativa nazionale del Psi, in via Tomacelli a Roma. Craxi parla di ''golpe''. Ma per lui è l'inizio della fine: il 9 febbraio lascia la segreteria del partito che, per circa tre mesi, sarà retta dall'ex segretario della Uil Giorgio Benvenuto, e che poi sarà sostituito da Ottaviano Del Turco. Bettino Craxi non è che il primo dei segretari nazionali del pentapartito a lasciare la loro direzione in seguito alle inchieste milanesi. Il 25 febbraio tocca a Giorgio La Malfa: accusato di un finanziamento illecito, il politico lascia la segreteria nazionale del Partito repubblicano. Pochi giorni dopo è Ciriaco De Mita, già segretario nazionale della Dc, a lasciare la presidenza della Commissione bicamerale per le riforme, in seguito all'inchiesta scandalo sulla ricostruzione dell'Irpinia che ha coinvolto il fratello Michele. Nemmeno due settimane dopo Renato Altissimo si dimette dalla segreteria del Partito liberale. La fine di marzo segna la fine della segreteria del Psdi per Carlo Vizzini. A giugno si scioglie la Dc: il 22 di quel mese il leader del Movimento referendario Mario Segni abbandona Piazza del Gesù. Il giorno dopo, il segretario Mino Martinazzoli decreta la fine del biancofiore.