Manovra: aumento sigarette e giochi

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La nuova manovra economica prevede un aumento non solo per quanto riguarda il diesel, ma anche nelle sigarette e nel gioco. Inoltre, verranno richiesti anticipi fiscali a carico delle imprese. Stando a quanto riportato dal sito ilmessaggero.it, queste misure vengono sempre puntualmente proposte dal governo, il quale deve recuperare circa 11-12 miliardi.

I primi due settori chiamati a dare il loro contributo sono tabacco e giochi. Per quanto riguarda le sigarette, l’aumento dei prezzi dovrebbe portare un guadagno di circa 200 milioni. Cambierà qualcosa rispetto agli interventi fatti in passato. Questa volta, infatti, è preso di mira soprattutto il trinciato, il tabacco riscaldato e le sigarette elettroniche.

Il settore dei giochi, invece, porterà un introito di almeno 500 milioni. Il governo valuta una proroga delle attuali concessioni visto e considerato che sembra molto difficile arrivare alle gare sulle sale scommesse. Previsto un intervento anche sul costo del Noe (nulla osta per la messa in esercizio) sugli apparecchi. In entrambi i casi, i proventi non sarebbe sufficienti per raggiungere il target prefissato.

Manovra: aumento sigarette e giochi

Un’altra misura fiscale prevista dal governo, già specificata nella Nota di aggiornamento al Def, concerne la proroga dell’imposta sostitutiva sulla rivalutazione di partecipazioni e terreni. Nel 2018 per questa voce furono preventivati 341 milioni nel primo anno di applicazione. Ora il provvedimento cambia e porta ad una riduzione del gettito, visto che le relative plusvalenze non saranno più tassate.

Previsto anche un contrasto alla frodi. Al momento l’idea è quella di intervenire sulle compensazioni, ovvero le operazioni in cui il contribuente partita Iva abbatte il proprio debito fiscale grazie a precedenti crediti. Ma per poter far ricorso a questo ci vorrà del tempo e maggiori verifiche. Altro settore, le agevolazioni fiscali. L’ipotesi di limitarle al di sopra di una certa soglia di reddito (per esempio 100 mila euro) potrebbe risultare controproducente nella lotta al contrasto del lavoro nero. Inoltre, non sarebbe gradito dai dirigenti d’azienda, i quali hanno già iniziato a farsi sentire.