Manovra, Cgil e Uil in piazza: "Politica lontana da Paese reale"

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"In alcuni momenti la maggioranza che è così vasta ha preferito trovare una soluzione al suo interno piuttosto che discutere con le parti sociali come accaduto sul fisco: e questo sta determinando una lontananza tra i bisogni del Paese reale e la politica, che si sta sempre più chiudendo al suo interno e non si pone il problema che ormai metà del suo corpo elettorale non va a votare e non si sente rappresentata da questa politica". Così il leader Cgil, Maurizio Landini nel corso della manifestazione a Roma nel giorno dello sciopero generale Cgil-Uil contro la manovra del governo.

"Oggi c'e una domanda di partecipazione e il sindacato svolge la funzione di incanalare questo disagio sociale in un processo che ha l'obiettivo dei rafforzare la democrazia. Ma per farlo serve rafforzare il lavoro, il diritto ad avere un lavoro dignitoso e non precario", conclude.

Per Landini "quello che divide il Paese non è lo sciopero generale ma l'evasione fiscale, la precarietà sul lavoro, l'ingiustizia verso le classi più disagiate. Questo è quello che divide. Oggi serve un cambiamento per legge delle cose sbagliate. L'ultimo sciopero generale è stato nel 2014, contro il Jobs Act, ve lo ricordate quello che parlava in inglese? Beh, oggi siamo molto peggio che nel 2014". "Quello che si sta determinando in quest paese, e per cui dovrebbero ringraziarci dello sciopero generale e di aver riempito le piazze, e che dovrebbe esser la preoccupazione delle forze politiche è il rischio di una rottura democratica della rappresentanza tra i cittadini e il palazzo della politica. Quando non vanno a votare il 60% degli elettori è un campanello d'allarme pericoloso", dice.

"Oggi è solo una tappa iniziale verso le riforme: non ci fermiamo perché vogliamo un vera riforma fiscale, volgiamo nuove politiche industriali, volgiamo che cambino i processi produttivi e che le persone abbiano diritto a un lavoro dignitoso e non precario: questo dunque non è che l''avvio e una partecipazione come quella che vediamo oggi, di persone che nonostante la crisi continua a battersi, ci invita a continuare".

BOMBARDIERI - "Oggi ci sono cinque piazze piene di lavoratori, disoccupati precari e pensionati ed è strano dire che noi non rappresentiamo il paese reale: magari lo dicono quei commentatori che stanno seduti al caldo a 200mila euro di trattamento economico l’anno. Invece noi siamo fieri ed orgogliosi di rappresentare questo paese, di chi è rimasto indietro, di chiedere alla politica e al governo di fare scelte diverse. E' forse una prima battaglia e l’abbiamo già vinta: abbiamo costretto questo paese a interrogarsi. Se tutta questa narrazione che c’era che il paese andava bene e che c’è un 6% di Pil in più, aveva però dimenticato tutte queste persone che sono in piazza oggi", ha detto dal canto suo il leader Uil, Pierpaolo Bombardieri dal palco della manifestazione. "Guardate questa piazza. E considerate chi è rimasto indietro, chi sta male. Date risposte concrete a chi sta male. Ci hanno accusato di uno sciopero politico pensandoci di offenderci e invece il sindacato quando fa delle proposte fa delle proposte nel merito ed è chiaro che si tratti di proposte politiche", conclude.

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