Fondi russi, Salvini: "Riferirò in Parlamento"

(foto AP Photo/Alessandra Tarantino)

Il vaso è colmo. Giuseppe Conte e Matteo Salvini sono ai ferri corti su tutti i fronti: dalla vicenda dei fondi russi alla modalità con la quale Salvini sta discutendo la manovra.

Il caso Russia

Il Presidente del Consiglio durissimo sul fronte ancora aperto della vicenda Savoini. Ai cronisti che gli chiedono se ritenga opportuno che Salvini riferisca alle Camere, Conte risponde con un perfido: "Perché no?". "Noi crediamo nella trasparenza nei confronti dei cittadini in ogni sede, in tutte le occasioni, in primis in Parlamento".

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Più in generale Conte ribadisce la posizione del governo riguardo allo scandalo fondi russi: "Le nostre linee guida, sia ben chiaro, sono di assoluta trasparenza nei confronto dei cittadini italiani e assoluta fedeltà agli interessi nazionali. E su questo governo non si smuoverà di un millimetro".

Lo stesso Matteo Salvini, a chi domanda se riferirà in Parlamento, risponde: "Quello che mi chiedono, rispondo. Partendo dal presupposto che mi sembra siano dieci giorni che qualcuno parla del nulla, ognuno occupa il suo tempo come vuole. In Parlamento ci vado ogni settimana, fa parte del mio lavoro. E rispondo a quello che mi chiedono, su ogni scibile umano, sulle questioni più varie e eventuali". "Anche se - aggiunge il ministro dell'Interno - non c'è nulla su cui io possa essere coinvolto, mi occupo di vita reale, di problemi veri".

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Manovra, l’ira di Conte su Salvini

"Se qualcuno pensa che non solo si raccolgono istanze e proposte dalle parti sociali ma anticipa temi, dettagli di quella che ritiene debba essere la manovra economica, ecco, questo non è corretto affatto, si entra nel terreno di scorrettezza istituzionale". Con queste parole esplicita fuori da Palazzo Chigi tutto il suo dissenso nei confronti della decisione del leader leghista di convocare le parti sociali al Viminale per un primo scambio di vedute sulla futura manovra.

Ma Conte va oltre, togliendosi più di un sassolino dalle scarpe: "La manovra economica viene fatta qui, dal ministro dell'Economia e tutti i ministri interessati, non si fa altrove, non si fa oggi. I tempi, e tengo a precisarlo, li decide il Presidente del Consiglio, sentiti gli altri ministri, a partire da quello dell'Economia. I tempi non li decidono altri".

A esacerbare un clima già teso, si aggiunge la presenza al vertice del Viminale dell'ex sottosegretario Armando Siri, indagato per corruzione e costretto alle dimissioni qualche mese fa, che partecipa alla riunione assieme a un altro leghista indagato, Massimo Garavaglia. "Se si tratta di un incontro di partito, la presenza di Siri ci sta bene. Se è un incontro governativo, la presenza di Siri non ci sta bene", tuona Conte.

Anche l'altro vicepremier, il ministro per lo Sviluppo Luigi Di Maio, interviene sulla riunione, ma attacca i sindacati per aver accettato il confronto alla presenza di Siri: "Se vogliono trattare con un indagato per corruzione messo fuori dal governo, invece che con il governo stesso, lo prendiamo come una scelta di campo".

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Salvini tira dritto

Nel pomeriggio, in una conferenza stampa al Viminale, Matteo Salvini evita di rispondere direttamente a Conte ma tira dritto per la propria strada, annunciando una nuova riunione con le parti sociali per i primi di agosto: "È chiaro che i tempi della manovra li detta il presidente del consiglio, verso il quale abbiamo piena fiducia, ma prima si fa e meglio è", afferma il vicepremier -. Quanto alla riunione Salvini osserva che è servita per presentare alle parti sociali le proposte della Lega: "Questi incontri - sottolinea - non vanno ad offendere nessuno ma vanno ad aiutare l'azione di governo. Non mi interessa portare via il lavoro ad altri - assicura - non voglio togliere lavoro a Tria, Conte o Di Maio ma voglio dare il nostro contributo all'azione di governo".

E sulla presenza di Siri e Garavaglia Salvini alla riunione Salvini si schiera con i suoi fedelissimi: "Garavaglia e Siri erano alla mia sinistra e alla mia destra - spiega -. Siamo in uno stato di diritto, ci sono tre gradi di giudizio e fino a quel punto si è innocenti. Nessuno si deve stupire che fossero al tavolo, penso di vivere in un Paese in cui si è innocenti fino a prova contraria".

"La mia pazienza ha un limite"

In serata la stoccata di Salvini agli alleati. Il contesto è quello della festa della Lega a Soncino (Cremona). "Da mesi - dice il vicepremier - sono attaccato da tutte le radio, le tv e i giornali di sinistra e questo è normale, ma essere attaccati da chi governa con te è un po' meno normale". "Io sono un pescatore - ha aggiunto Salvini - e mio papà mi ha insegnato a pescare e mi ha sempre detto 'Matteo porta pazienza, che prima o poi un pesce abbocca'. La mia pazienza, però, non è infinita e tutti devono rispettare la parola data".