Manovra, Renzi: va affrontata subito l'emergenza crescita

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Roma, 28 set. (askanews) - Avere evitato elezioni anticipate in piena sessione di bilancio "è stato un miracolo e soprattutto un toccasana per l'economia. Ora va affrontata subito l'emergenza crescita. Lo sostiene Matteo Renzi in un intervento sul Sole 24 ore, dove afferma che avere alla guida del Mef una "persona seria" come Roberto Gualtieri "è un grande passo in avanti".

Italia Viva "sostiene l'Esecutivo e lo incalza non sulle poltrone, ma sullo sviluppo" aggiunge, puntando su "due punti chiave, sul breve periodo la crescita del Pil attraverso lo sblocco degli investimenti. Sul medio periodo la crescita demografica, vera catastrofe italiana". Oggi, per Renzi, serve "un gigantesco piano di investimenti, pubblici e privati. E il bello è che i soldi ci sono: il blocco è esclusivamente di natura burocratica o politica. Ci sono 36 miliardi di euro da spendere nelle grandi opere", come la Torino-Lione, la SS 106 in Calabria, l'Alta velocità tra Veneto e Lombardia, e opere pubbliche ferroviarie e stradali ritardate in Sicilia. Tra le altre misure necessarie, il piano di infrastrutturazione digitale; la politica energetica; sbloccare il piano periferie nei comuni; rimettere in funzione le unità di missione sul dissesto idrogeologico (Casa Italia) e sull'edilizia scolastica; assicurare un piano Casa. Bisogna poi "garantire leadership adeguate ai centri di spesa a cominciare dalle Ferrovie", dove "il cambio di vertice deciso da Toninelli e Tria si è rivelato un autogol incomprensibile".

L'ex premier sottolinea che laddove si creano le condizioni di "pax burocratica", arrivano risultati strabilianti e cita l'esempio di Genova "dove il bellissimo ponte di Renzo Piano prende forma in tempi da record". Se si applicasse "il modello Genova ai 36 miliardi di euro di opere pubbliche bloccate o rallentate avremmo una crescita del Pil di almeno il 2% per i prossimi cinque anni". Per la crescita demografica, infine, Renzi considera "un dovere civile" il primo stanziamento di almeno un miliardo di euro in favore del "Family Act".