Manovra, il Senato approva la fiducia con 166 voti favorevoli

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Nella serata del 16 dicembre è giunto il sì del Senato alla manovra economica del governo, che è stata approvata da Palazzo Madama con 166 voti favorevoli e 128 contrari. Ora la palla passa al Consiglio dei ministri, il quale si riunirà per varare la nota di aggiornamento dal bilancio che a sua volta dovrà essere approvata dall’Aula. Il Cdm si sta svolgendo direttamente nell’Aula del Senato alla presenza del Premier Giuseppe Conte, giunto per l’occasione dopo la proclamazione del voto.

Manovra: dal Senato sì alla fiducia

L’approvazione della fiducia alla manovra economica è stata tuttavia osteggiata dai numerosi malumori che negli ultimi giorni si sono susseguito all’interno del M5s. Al voto finale non hanno infatti partecipato i senatori pentastellati Cataldo Mininno, Lello Ciampolillo, Primo Di Nicola e Mario Michele Giarrusso, delusi dalla mancanza di alcuni emendamenti da loro presentati all’interno della legge di bilancio. Ha votato no invece il senatore Gianluigi Paragone che già poche ore prima aveva annunciato il suo dissenso alla manovra, a suo dire imposta dall’Unione Europea al fine di introdurre in Italia politiche di rigore e di austerity.

Raggiunto dai giornalisti subito dopo il voto, lo stesso Paragone ha però fugato ogni dubbio in merito ad una sua probabile fuoriuscita dal M5s: “Lasciare? Lasciare cosa? L’euro. […] No, non lascio il Movimento. Non lo lascio perché sono un ortodosso del programma M5S”.

Stralciata cannabis light

La prima grande battuta d’arresto è arrivata però in merito alla norma che dava il via libera alla cannabis light. Il provvedimento portava la firma del senatore pentastellato Matteo Mantero e aveva ottenuto la maggioranza in commissione Bilancio ma è stato stralciato perché giudicato “inammissibile” per “estraneità di materia“. La misura prevedeva che la canapa industriale con una percentuale di Thc inferiore allo 0,5% non fosse più considerata sostanza stupefacente.

La misura relativa alla cannabis light è stata stralciata in Senato così come altri provvedimenti tra cui la tobin tax e lo slittamento al primo gennaio 2020 della fine del mercato tutelato per l’energia. La presidenza del Senato ha inoltre giudicato inammissibili le norme in materia di commissari straordinari, personale delle province, modifiche al decreto Sblocca Italia, modifiche alla legge della concorrenza, magistratura contabile, cambiale digitale, educazione civica, banche di credito cooperativo, informatizzazione Inail, agenda digitale della Pa, misure per l’innovazione e l’organizzazione del ministero della Giustizia. “I commi stralciati – ha detto il viceministro dell’Economia Antonio Misiani – non hanno effetti dal punto di vista della finanza pubblica e anche quelli che hanno effetti sono limitatissimi. Non ravvisiamo la necessità di una nuova relazione tecnica, la ragioneria dello Stato aggiornerà barrando le norme inammissibili“.

Bagarre in aula

La decisione della presidenza ha scatenato le proteste in Aula, soprattutto da parte dei 5 Stelle. “Questo emendamento, è bene precisare, non riguarda la droga ma va ad incidere sugli agricoltori. L’applauso che le opposizioni hanno fatto in aula lo hanno fatto in faccia agli italiani” ha detto Mantero, a cui ha fatto eco Alberto Airola che ha accusato la Casellati di aver attuato una “scelta tecnica“. “Ringrazio la presidente a nome di tutte le comunità di recupero d’Italia. Evitate la vergogna dello Stato spacciatore” ha detto Matteo Salvini. Esulta anche Giorgia Meloni: “Vittoria di Fratelli d’Italia: la norma sciagurata è stata cancellata dalla manovra“.