Mantova, il 25esimo Festivaletteratura guarda all’internazionale

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Image from askanews web site
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Milano, 29 giu. (askanews) - Dall'8 al 12 settembre 2021 Festivaletteratura torna ad abitare le strade e le piazze di Mantova e gli spazi dell'etere, festeggiando i suoi venticinque anni con un'edizione che vede più appuntamenti dal vivo rispetto allo scorso anno, tra inediti dialoghi tra autori, riprese di format di grande successo - come le lavagne e la panchina epistolare -, spazi di confronto tra saperi umanistici e scientifici (Scienceground), percorsi di "trasformazione" della città, una casa d'arte e letteratura per bambini, sperimentazioni avviate nel 2020 - il furgone poetico, piazza balcone, le collane, le storie illustrate, Radio Festivaletteratura - e alcune novità come il Dante Jukebox e la pesca poetica.

L'edizione 2021 s'illumina della sua ritrovata dimensione internazionale. Narratori, poeti, esperti di varie discipline, autori e illustratori per ragazzi provenienti da vari paesi torneranno a incontrare i lettori di ogni età all'interno della città dal vivo o - per chi è ancora troppo lontano - con la mediazione del collegamento video. Per questo gran ritorno della letteratura straniera il Festival ha puntato su alcuni nomi di indiscusso prestigio - Alice Walker, voce iconica della cultura afroamericana; l'attivista e scrittrice statunitense Rebecca Solnit; Bernhard Schlink, uno dei massimi esponenti della narrativa tedesca contemporanea; Colum McCann, già vincitore del National Book Award e più volte ospite al Festival - e soprattutto su quegli autori che si sono recentemente imposti all'attenzione dei lettori di tutto il mondo, come Benjamin Labatut, Mariana Enriquez, Santiago Roncagliolo, Fouad Laroui, Aleksej Ivanov.

È l'anno trans-pandemico, del resto, a richiedere di dare dimensione globale a riflessioni e pensieri. Prima di tutto sull'ambiente. Da sempre con Consapevolezza verde Festivaletteratura prova a stimolare dibattito attorno alle complesse questioni connesse al cambiamento climatico e a mettere in campo azioni che vanno ben oltre i cinque giorni della manifestazione. In questo senso il Festival ha aderito a progetti europei come C-Change, dedicato alla riduzione dell'impatto ambientale degli eventi culturali, a elaborare modelli e protocolli di monitoraggio, a ideare processi di compensazione del proprio impatto ecologico sul territorio. All'interno del programma, a fianco di una più articolata proposta di appuntamenti "verdi" su scarti, ecosistemi, cattura della CO2, geoingegneria climatica declinata in laboratori per ragazzi, letture, microlezioni, il punto focale del confronto - che vede coinvolti da diverse prospettive Christiana Figueres, Andri Snaer Magnasson, Luca Mercalli - è come raccontare le trasformazioni di intere geografie e le loro già drammatiche conseguenze, per far sì che questo racconto entri finalmente nell'orizzonte delle persone e cambi abitudini, stili di vita, scelte politiche, sistemi produttivi.

Una più generale attenzione alla scienza, alla tecnologia e alle sue conseguenze sui nostri meccanismi cognitivi, alle diverse intelligenze (animale, vegetale, minerale, artificiale) che popolano la realtà che ci circonda, porta autori come gli scienziati Giorgio Vallortigara, Peter-Godfrey-Smith e Joseph LeDoux, filosofi come Slavoj Žižek, e un premio Nobel come Daniel Kahneman a ridefinire la nostra consolidata rappresentazione del mondo e a riposizionare l'uomo nell'ordine delle cose.

Il rapporto con il territorio - dalle profondità della terra alle vette del mondo, dalle province più interne alle vie percorse nei secoli da mercanti e carovanieri - non a caso è al centro di numerosi incontri che vedono protagonisti narratori, saggisti, alpinisti, viaggiatori nello spazio e nella memoria come, tra gli altri, Robert Macfarlane, Kapka Kassabova, Marco Belpoliti, Nives Meroi, David Bellatalla, nonché del programma radiofonico Terre rare condotto da Nicola Feninno. Ciò che è radicalmente mutato con la pandemia è il confine tra casa e mondo esterno, tra l'ambiente domestico (o addomesticato) e un "fuori" che rischia di diventare sempre più estraneo e selvatico: da qui si sviluppa al Festival una riflessione filosofica sull'abitare e sulla ridefinizione dei rapporti tra città e natura che coinvolge Emanuele Coccia, Luca Molinari, Marco Filoni, Annalisa Metta, Elena Granata.

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