Mantovani: "Sui vaccini giusto accelerare, prima i medici"

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AGI - “La scienza ogni tanto fa miracoli”, commenta, soddisfatto, in un intervista al Corriere della Sera Alberto Mantovani, immunologo di fama mondiale, direttore scientifico dell'Istituto Humanitas di Milano e professore emerito dell'Humanitas University.

Poi aggiunge: “Non mi riferisco solo al candidato della Pfizer, ma a tutti i vaccini in via di approvazione, anche se emergenziale. Lo abbiamo scritto nel rapporto dell'Accademia: è sicuramente un passo importante, che lascia aperte alcune incognite”. 

E sulle modalità della certificazione antivirale, dichiara: “Condividiamo l'idea di un'approvazione accelerata, perché non possiamo dimenticare il contesto: le vittime numerosissime e i problemi di salute che verranno, dato che stimiamo che pagheremo un caro prezzo negli anni in termini di incidenza di tumori”, quindi “ci sono una serie di passaggi burocratici che sono stati snelliti, ma non si sono saltate tappe”, assicura il medico, secondo il quale “i vaccini in dirittura d'arrivo saranno stati sperimentati su decine di migliaia di persone, con effetti collaterali a tutt'oggi accettabili”.

Quindi Mantovani sottolinea: “Escludendo Cina e Russia, che non hanno aspettato i risultati della Fase 3 e hanno approvato un loro candidato senza sapere se fosse efficace, possiamo dire che l'agenzia europea è stata a volte un po' più severa rispetto ad altri enti: è una peculiarità salutare e la differenza è comunque minima. Tra la fine del mese e l'inizio di gennaio si esprimerà anche l'EMA”, ovvero l'Agenzia europea per i medicinali.

Quanto alle priorità su chi debba esser vaccinato, la convinzione di Mantovani è questa: “C'è un elenco di priorità condiviso in tutto il mondo: chi sta in ospedale deve essere vaccinato per primo. Avere, per fare un esempio, un oncologo vaccinato eviterà, come è successo, che si perdano 1.400.000 esami di screening, che vuol dire, ad esempio, intercettare 2.000 cancri al seno”.      

Ma chi sarà vaccinato sarà ancora contagioso? Risponde l'immunologo: “Fino a quando non avremo dati più completi è difficile dirlo. È ragionevole pensare che se un vaccino protegge il settanta per cento della popolazione contro l'infezione e la malattia, le stesse persone non potranno trasmettere il virus”, conclude Mantovani.