Marcel Jacobs: "Nonno abbondonò papà, lui me, io lo stesso con mio figlio. Vorrei spezzare il meccanismo"

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(Photo: JEWEL SAMAD via AFP via Getty Images)
(Photo: JEWEL SAMAD via AFP via Getty Images)

“A casa dei nonni c’era una rampa che portava in garage. I miei cuginetti avevano tutti la moto da cross. Io invece avevo solo le gambe e così le trasformai in una motoretta. Fingevo di accenderla, facendo il rumore con la bocca. Su e giù dalla rampa. ‘Marcell, non ti stanchi?’ diceva mio nonno. E io: ma non vedi che sono in moto?”. Marcell Jacobs ha continuato a correre, più forte di tutti. L’uomo più veloce del mondo si è raccontato al Corriere della sera. Il percorso verso la vittoria, il difficile rapporto col padre, ostacolo verso il trionfo. Fu il suo manager a suggerirgli di andare da una mental coach.

E io: «Perché? Non ho problemi!» Ci vado, ma per tutto il tempo rimango seduto sul divano a braccia incrociate. «A-ha, mmm», le mie risposte. Però Nicoletta (la mental coach) mi piaceva, la sentivo familiare. Viene a vedermi al Golden Gala, poi mi chiama: «Quando corri è come se avessi una corda attaccata alle caviglie. Per scioglierla dovrai fare una cosa che non ti piacerà per niente. Riallacciare con tuo padre». «Sì, ciao, io non ce l’ho un padre». Ogni tanto mi mandava messaggi su Facebook, ma neanche gli rispondevo.

Dopo qualche resistenza, Marcell decise di seguire il suggerimento della mental coach. Padre e figlio si scambiarono qualche messaggio, il prossimo anno si rivedranno:

“Dopo la mia nascita era andato in una clinica di recupero per militari come lui. Aveva detto a mia madre: “Tu torna in Italia che io ti raggiungo”, invece è sparito. Il mio bisnonno ha abbandonato il nonno, mio nonno mio padre, lui me: è una specie di tradizione di famiglia. Il primogenito deve sempre essere lasciato. Io dovrei spezzare il meccanismo, ma per ora non ci sono riuscito. Jeremy, il mio primo figlio, mi è capitato: ero un ragazzo e l’ho vissuto malissimo, come chi sta facendo una cosa per altruismo, ma controvoglia. Non vorrei essere stronzo come è stato mio padre, ma alla fine sostanzialmente sto facendo più o meno quello che ha fatto lui. Rispetto a Anthony e Megan, i bimbi che ho avuto da Nicole, con Jeremy non ho un legame forte perché non ci ho mai vissuto. Quando vado a Desenzano lo vedo, ma non sono un padre presente. Lavorerò anche su questo…”

Jacobs tiene fisso il suo obiettivo, ma oltre allo sport ci sarà spazio anche per una parentesi televisiva:

“Quest’autunno andrò un po’ in tv. Ballando con le stelle? Vedi quella scopa lì nell’angolo? Sono io mentre ballo… Trovo giusto sfruttare tutto ciò che può farmi conoscere, ma sono anzitutto un atleta, il prossimo anno ci sono i Mondiali. Vi entrerò da campione olimpico e voglio uscirne da campione del mondo”

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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