Marcell Jacobs: "Ero bloccato, la testa mi diceva: 'Non provarci'. Poi qualcosa è cambiato"

·3 minuto per la lettura
TOKYO, JAPAN - AUGUST 02: Gold medalist Lamont Marcell Jacobs of Team Italy kisses his gold medal on the podium during the medal ceremony for the Men's 100m on day ten of the Tokyo 2020 Olympic Games at Olympic Stadium on August 02, 2021 in Tokyo, Japan. (Photo by Patrick Smith/Getty Images) (Photo: Patrick Smith via Getty Images)
TOKYO, JAPAN - AUGUST 02: Gold medalist Lamont Marcell Jacobs of Team Italy kisses his gold medal on the podium during the medal ceremony for the Men's 100m on day ten of the Tokyo 2020 Olympic Games at Olympic Stadium on August 02, 2021 in Tokyo, Japan. (Photo by Patrick Smith/Getty Images) (Photo: Patrick Smith via Getty Images)

“La mia vita è tutta un blocco. A volte ci appoggio i piedi, altre volte ci appoggio l’anima”: inizia così la lunga confessione di Marcell Jacobs, scritta a giugno, reduce dall’oro a Torun, su The Owl Post. L’azzurro, che a Tokyo 2020 ha conquistato il podio, si mette a nudo raccontando il superamento del suo blocco personale. Perché lui “era quello a cui succedeva sempre qualcosa di strano prima della partenza”, che non gli consentiva di raggiungere il successo. In realtà, era lui stesso a porsi dei freni.

Una fitta allo stomaco, le gambe che diventano dure, un giramento di testa, i muscoli che si contraggono nel rifiuto di esprimersi, una cosa qualsiasi. Gara dopo gara, ho sempre corso con un asterisco vicino al mio nome. Trovare qualcosa che mi impedisse di fare il tempo-che-avrei-potuto-fare, rendeva la delusione meno amara, perché, in fondo, non è mai stata del tutto colpa mia. “Jacobs ha un gran fisico, ma si ferma sul più bello.” “Ha talento, ma non riesce a tirarlo fuori quando conta.” Scattava sempre qualcosa nel mio inconscio, giù nel profondo, che finiva col sabotarmi e col farmi finire in un limbo in cui neppure sapevo se essere arrabbiato con me stesso oppure no. Almeno fino all’anno scorso. Fino all’anno scorso dicevo a me stesso che: “questo sono io, prendere o lasciare. Sono fatto così, mi mancano dei pezzi, e non potrò mai rimetterli tutti assieme”.

Poi qualcosa è cambiato. La pandemia, l’aver scoperto la “delicatezza” della vita, tutti quei nuclei famigliari spaccati, lo hanno convinto a venire a patti con se stesso e con il suo passato. Un passo che non aveva mai voluto tentare prima.

“Se non sai chi sei per davvero, se non capisci le sofferenze o le mancanze che hai avuto, se non conosci il tuo valore come essere umano, è matematicamente impossibile che tu riesca a mettere in pista tutto quello che serve per distruggere i tuoi muri. Tecnici, fisici e personali. Spaccarsi in palestra fa male. Le ripetute fanno male. Fallire fa male. E dalla mia infanzia, e fino al lockdown della primavera scorsa, io non ero del tutto pronto ad accettare il dolore che si deve pagare per la grandezza”.

Dell’infanzia ricorda di essersi sentito sempre diverso: mulatto, cresciuto solo con la madre, con un padre lontano sul quale inventava le storie più fantasiose per farlo apparire un eroe. La corsa come sfogo e quel sogno di voler diventare un atleta, a tutti i costi. Qualcosa però continuava a sabotarlo.

“Dentro di me c’era una voce, una di quelle che bisbiglia, e che se ascolti la musica al volume a cui piace a me, neppure riesci a sentire. Mi diceva di non provarci per davvero. Di non andare a vedere cosa ci fosse alla fine del rettilineo. Se non dai il massimo e fallisci, non importa, ti sentirai leggero comunque. Ma se dai il massimo e fallisci lo stesso, allora significa che non sei abbastanza. E quindi ecco che il mio cervello, mi ha sempre servito una scappatoia, una volta volta arrivato in pista. Fino all’anno scorso”.

Grazie al percorso fatto con una mental coach, ma soprattutto grazie alla sua volontà, Marcell ha riscoperto il suo potenziale, ha ricominciato a non prendersi sul serio in pista e si è sentito, per la prima volta, leggero. Capace di rompere ogni record. Come ha fatto a Tokyo 2020. Capace di fare qualcosa di grande.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

Leggi anche...

Il nostro obiettivo è creare un luogo sicuro e coinvolgente in cui gli utenti possano entrare in contatto per condividere interessi e passioni. Per migliorare l’esperienza della nostra community, sospendiamo temporaneamente i commenti sugli articoli