Marcell Jacobs: “Odiavo mio padre per essere scomparso, poi ho cambiato prospettiva. L'ho giudicato senza sapere"

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Lamont Marcell Jacobs (Photo: INA FASSBENDER via AFP via Getty Images)
Lamont Marcell Jacobs (Photo: INA FASSBENDER via AFP via Getty Images)

“A 18 mesi ero in Italia, i miei figli sono nati qui. Mi sento italiano in ogni cellula del mio corpo. Mio padre, da bambino, non lo ricordo. Dal momento in cui con mamma siamo rientrati dal Texas, è cominciata la nostra personalissima sfida a due... ‘Chi è tuo papà?’, mi chiedevano gli amici: non esiste, rispondevo, so a malapena che porto il suo nome. Per anni ho alzato un muro. E quando mio padre provava a contattarmi, me ne fregavo”. A raccontarsi così, in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera, è Lamont Marcell Jacobs, oro olimpico nei 100 metri piani alle olimpiadi di Tokyo 2020.

Lo sportivo prosegue sottolineando come, col tempo, sia riuscito a recuperare il rapporto col genitore.

“È incredibile la potenza dell’energia che si muove quando abbatti un muro. Lo odiavo per essere scomparso, ho ribaltato la prospettiva: mi ha dato la vita, muscoli pazzeschi, la velocità. L’ho giudicato senza sapere nulla di lui”.

Dietro al successo di Jacobs c’è un duro lavoro a livello fisico, ma anche mentale: accanto a lui c’è la mental coach che lo segue da ormai un anno, Nicoletta Romanazzi. “Con lei ho accettato di lavorare in profondità sulle mie paure e sui miei fantasmi”, confida lo sportivo.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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