Marcello Veneziani: "Nel centrodestra oltre i leader non c'è niente"

·2 minuto per la lettura
Il giornalista Marcello Veneziani al Festival del Lavoro a Torino, 30 settembre 2017.   ANSA/ ANTONINO DI MARCO (Photo: ANTONINO DI MARCOANSA)
Il giornalista Marcello Veneziani al Festival del Lavoro a Torino, 30 settembre 2017. ANSA/ ANTONINO DI MARCO (Photo: ANTONINO DI MARCOANSA)

“Il vero problema strutturale del centrodestra è la sua incapacità di uscire dalla leadership: oltre i leader, non c’è niente! Questo è il problema numero uno”, afferma all’AdnKronos il politologo Marcello Veneziani. “L’elettorato non ha trovato una offerta sufficientemente plausibile nei candidati sindaci e quindi non è andato a votare, mentre a centrosinistra sono tornati a votare e hanno ottenuto una conferma”.

Per Veneziani, “la sinistra potrà anche avere delle leadership nazionali carenti, però ha una media classe dirigente che risulta presentabile alle elezioni comunali, mentre il centrodestra ha una forte leadership nazionale ma poi non ha chi proporre al voto come sindaco e questo demotiva il suo elettorato”.

Osserva Veneziani: “Per ricorrere a una iperbole, è chiaro e sicuro che se Giorgia Meloni si fosse candidata a sindaco di Roma e Matteo Salvini a sindaco di Milano avrebbero portato al centrodestra almeno dieci punti percentuali in più. Certo, poi ti giochi tutto: se perdi fai la valigia e se vinci che fai, vai a fare il sindaco e abbandoni una leadership politica vincente? Ecco perché serve una terza forza ‘governante’ nel centrodestra, in mancanza di esterni di grande nome e spessore e di una società civile rappresentativa che sia anche in grado di presentarsi e raccogliere voti”.

“L’esito di queste elezioni comunali era prevedibile e scontato: nessuna sorpresa”, ha aggiunto Veneziani, per il quale “non era un voto politico, non era un voto di opinione e si è registrata una disaffezione pazzesca da parte degli elettori, che erano demotivati”, mentre ”è stata raccontata all’opinione pubblica una storia che non corrisponde alla realtà - sostiene Veneziani - e cioè che è stato bocciato il sovranismo e hanno trionfato i moderati”.

Per Veneziani, ”è accaduto esattamente il contrario: avendo presentato candidati moderati, non politici, neutrali, il risultato finale è stato di averli vissuti come marziani, come ‘acqua fresca’ e non come alternative sufficientemente forti da spingere l’elettorato di centrodestra ad andare a votare”. Ecco perché “la sinistra ha mantenuto le posizioni”.

Quanto a Roma, “Michetti non ha mai militato in Fdi e comunque fra tutti i candidati nelle grandi città è quello che è andato meglio, l’unico a conquistare il ballottaggio al primo posto, rispetto a Torino dove il centrodestra va con il secondo piazzamento, per non parlare di Milano, Napoli e Bologna dove al ballottaggio non ci va proprio...”.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

Il nostro obiettivo è creare un luogo sicuro e coinvolgente in cui gli utenti possano entrare in contatto per condividere interessi e passioni. Per migliorare l’esperienza della nostra community, sospendiamo temporaneamente i commenti sugli articoli