Marche, papà del piccolo Mattia andrà in tribunale: "Non si muore per una pioggia"

Marche, papà del piccolo Mattia andrà in tribunale:
Marche, papà del piccolo Mattia andrà in tribunale: "Non si muore per una pioggia". REUTERS/Yara Nardi

La sua vicenda ha fatto trattenere il fiato a tutta Italia, ma l'inesorabile trascorrere del tempo aveva fatto intuire che la vicenda avrebbe purtroppo avuto l'esito più infausto. Tiziano è il padre di Mattia Luconi, il bambino di 8 anni travolto dall'alluvione nelle Marche e il cui corpicino è stato ritrovato dopo giorni di affannose ricerche. E il padre ha scelto 'Il Corriere della Sera' per raccontare il suo dolore.

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Il filo conduttore con il quotidiano meneghino, che già lo aveva sentito nei giorni in cui il dramma non era ancora sfociato in tragedia, si è riavvolto proprio nel momento in cui si spezzava quello con la speranza di rivedere in vita il bambino, nonostante la mobilitazione di buona parte delle Marche e non solo. "Hanno trovato Mattia", ha scritto papà Tiziano al 'Corriere', in un messaggio WhatsApp. Quindi la schietta ammissione: "Ho sperato fino all'ultimo. Ma a un certo punto speravo che non lo trovassero più".

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Tiziano però ha anche deciso di andare oltre. "All'improvviso ho sentito dentro di me il bisogno di chiamare un mio amico avvocato", ha annunciato. La vicenda del maltempo killer nelle Marche si sposterà quindi in tribunale, per verificare eventuali responsabilità: "Presenteremo un esposto in Procura, perché non è possibile nel 2022 morire per una pioggia. Non voglio che succeda mai più, non voglio che altri Mattia vengano sacrificati in questo modo, che altri genitori piangano la morte dei propri figli".

Marche, papà del piccolo Mattia andrà in tribunale:
Marche, papà del piccolo Mattia andrà in tribunale: "Non si muore per una pioggia". REUTERS/Yara Nardi

C'è un aspetto di fronte al quale il padre di Mattia Luconi non riesce a darsi pace, e che si lega all'emergenza che ha colpito tutte le Marche. "Chiedo: perché l'allerta non è scattata? Ad Arcevia, a Cantiano, già dalle 19:20 stavano sott'acqua. A me non piace mai puntare il dito. Ma perché, domando, nessuno quella sera ha usato un telefono, un fax, l'alfabeto Morse? In Giappone quando arriva uno tsunami ci sono quelli che con i megafoni avvisano la popolazione", è il suo urlo di rabbia.

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E la memoria non può che andare a quello sciagurato giovedì, in cui Tiziano salutò la ex moglie e il figlio che si stavano allontanando in macchina prima dell'alluvione che avrebbe sconvolto le Marche: "Se qualcuno mi avesse avvisato in tempo del pericolo, non avrei mai fatto uscire Silvia e Mattia da casa mia alle otto di sera per tornare a San Lorenzo in Campo. Silvia ora è straziata, ma pure molto indignata come me". E c'è un ulteriore aspetto, ancora più doloroso: "I carabinieri mi hanno detto di averlo ritrovato. Ma il tenente con cui ho parlato mi ha pregato di non venire, per conservare il ricordo di mio figlio così come l'ho visto l'ultima volta".