Marco Bocci a Domenica In ricorda la malattia: “Ho rischiato grosso”

Marco Bocci a Domenica In

“Mi perdo nelle mie elucubrazioni mentali”: è con un’autoanalisi che ha inizio l’intervista a Marco Bocci a Domenica In. L’attore, in una piacevole chiacchierata con Mara Venier, ha rilasciato importanti dichiarazioni, confidando tanti dettagli privati. “Mi piace fare viaggi nella mia testa. Mi piace scrivere e raccontare, inventare storie che nascono da me per far sfogare me stesso. Ho scritto sempre, fin da quando ero bambino: si trattava di una valvola di sfogo”.

Non è stato facile per il famoso attore farsi conoscere per il talento che lo contraddistingue. Spesso, infatti, in molti si ricordavano di lui per la sua bellezza e per il suo fascino ammaliante. All’intramontabile conduttrice di Domenica In confida di essere onorato per gli apprezzamenti che riceve, tuttavia “è chiaro che, a volte, far vedere qualcosa in più è difficile”, soprattutto per un uomo che, a sua detta, è “problematico di natura e che si fa tante pippe mentali, come dice mia moglie”. Nel corso dell’intervista con la Venier, ha parlato della sua passione per la scrittura, ha rivissuto alcune delle principali tappe della sua carriera e parlato del primo incontro con l’amatissima Laura Chiatti.

Marco Bocci a Domenica In: l’amore per Laura

Ci eravamo incontrati 14 anni prima durante le riprese di uno spot. In quel momento ci eravamo scambiati il numero di telefono, ma più cortesia. Se l’avessi chiamata il giorno in cui ci siamo visti per la prima volta, forse oggi non staremmo insieme e non avremmo due figli”, che Laura, successivamente interpellata dalla padrona di casa, definisce “meravigliosi. Il regalo più bello che Marco mi abbia fatto”. Quindi ha aggiunto: “All’epoca, inoltre, eravamo entrambi fidanzati”.

Dalla Venier, Bocci parla a cuore aperto, confidando di ricordare perfettamente il momento del primo incontro con Laura e descrivendo “i suoi capelli biondi che le contornavano il viso” illuminato dai suoi “splendidi occhi azzurri”. Impossibile non commuoversi di fronte alle loro immagini, in cui teneramente cantano e si abbracciano.

Mara Venier, memore della confidenza che la Chiatti le aveva fatto circa un anno fa, ha chiesto all’attore se avesse mantenuto la promessa, regalando una borsa alla moglie. Lui conferma, ma Laura Chiatti, presente in studio, nega quanto detto dal suo maritino. Immediata la reazione della conduttrice. Marco si difende: “Però le ho regalato un bel telescopio”. Tra le risate del pubblico, la Venier non poteva restare indifferente di fronte a un simile commento: “Un telescopio? Che te ne fai? Pensa che palle”.

Su un momento doloroso e delicato della sua vita, ha dichiarato: “Era un banalissimo herpes, che invece di prendere le labbra, a me era entrato al cervello. Mi aveva preso la parte della memoria e della parola. Brava Laura che mi ha rianimato in casa”. Poi il ringraziamento ai medici, “la cui prontezza ha fatto sì che non avessi danni. Viviamo tutti la nostra vita pensando di essere invincibili. La reazione che ha scatenato in me questa vicenda è stata quella di godermi ogni momento della vita”. Laura gli è sempre stato accanto, rinunciando a un film importante e riavvicinandosi così alla fede cattolica.

L’importanza della scrittura e della recitazione

La scrittura ha svolto un ruolo fondamentale in un periodo difficile della sua vita, in cui, confida lo stesso Bocci, stava per perdersi. “Mi ha evitato pure qualche sciocchezza in un periodo particolare in cui mi ero fissato con una persona, perché mi faceva pensare di essere vittima di un’ingiustizia. Avevo persino iniziato a fare degli appostamenti sotto casa”. La Venier gli domanda se fosse arrivato a essere stalker, ma lui la tranquillizza: “Non lo sono mai stato e lui non si è mai accorto della mia presenza”. Poi ironizza: “Ora Laura mi direbbe di saltargli addosso”.

Vanta una ricca carriera da attore, ma adesso, per la prima volta, si è messo in gioco anche nei panni di regista. “A Tor Bella Monaca non piove mai”, il suo film, è tratto dall’omonimo romanzo che ha scritto. In questo modo, ha ripercorso la sua infanzia nella periferia della capitale. A tal proposito, infatti, ha spiegato: “Io lì ci ho vissuto a lungo, è la zona che mi ha accolto quando arrivai dall’Umbria”. Nei suoi ultimi lavori ha voluto descrivere “in modo diverso un luogo dove non c’è solo cronaca nera”. Dalla sua fantasia e sulla base dei suoi più personali ricordi, sono nati “tanti personaggi, tanti perdenti, tanti sconfitti, che però sanno vivere senza abbandonare la speranza, allegri e positivi, come le immagini che li raccontano, una rinascita, un’apertura, una luce forte e presente a marcare che c’è sempre una sana via di fuga”.