Marco Travaglio: “Il M5s deve passare da ricattato a ricattatore”

Marco Travaglio M5s

La bocciatura in Senato della mozione pentastellata sulla Tav ha mostrato un partito sempre più isolato in Parlamento, privo persino del sostegno del suo alleato di governo, che ha preferito votare il testo presentato dall’opposizione. Ad analizzare la situazione in cui versa il M5s è stato, tra gli altri, anche Marco Travaglio. Secondo il giornalista, Luigi Di Maio e i suoi fedelissimi hanno raggiunto il minimo storico di consensi tra gli elettori. Nel suo editoriale, il direttore de Il Fatto Quotidiano propone ai grillini una soluzione per uscire dalla crisi.

Marco Travaglio sul M5s

L’unico modo perché il M5s riesca a tenere testa alla Lega di Matteo Salvini è passare “da ricattato a ricattatore“, scrive Marco Travaglio. Secondo il giornalista, Di Maio dovrebbe sfruttare proprio l’eventualità della crisi di governo, da tempo evocata dal vicepremier leghista ma, di fatto, mai aperta. Il ministro dell’Interno avrebbe infatti timore, spiega Travaglio, delle conseguenze che le elezioni anticipate avrebbero non solo sul piano politico ma anche su quello giudiziario, in particolare per quanto riguarda le inchieste aperte che riguardano il partito (dal caso Siri a quello dei presunti finanziamenti russi alla Lega).

La strategia da seguire

Il M5s, continua Marco Travaglio, dovrebbe dunque pretendere che, per mandare avanti il governo, i provvedimenti proposti dai due partiti vengano approvati solo a coppie. Il Movimento e la Lega dovrebbero presentare cinque provvedimenti a testa, a cui i ministri daranno il via libera con equilibrio: uno per i grillini, uno per i leghisti.

Il Movimento, prosegue il direttore del Fatto, non deve dimenticare di poter contare su preziosi alleati. Il primo è il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, ma anche Sergio Mattarella, la sindaca Virginia Raggi, i movimenti ambientalisti e lo stesso Vaticano.