Marconi: ''Fondamentali strategie per migliorare protezione vaccinale dei pazienti immunocompromessi''

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“Le infezioni in un paziente immunocompromesso presentano una serie di sfide: la diagnosi è complessa, gli outcome sono severi, molto spesso non sono disponibili delle terapie (la maggior parte delle volte sono costose, tossiche, con un efficacia non ottimale e potrebbero interagire con altri farmaci presi dai pazienti)”, ha spiegato Lorenzo Marconi, Infettivologo presso il Policlinico di Sant’Orsola Malpighi di Bologna durante il webinar "Le vaccinazioni nelle persone fragili. Dubbi e risposte".

L’efficacia della vaccinazione dipende dal grado di immunodeficienza del paziente e, nel caso di immunodeficienze secondarie dovute a chemio o radio terapia, trapianti o infezioni da HIV, dipende anche dal trattamento e dal timing dell’immunosoppressione. “Ogni volta che questo è possibile è bene somministrare le vaccinazioni prima di una immunosoppressione programmata”, ha sottolineato Marconi.

“Per quanto riguarda la sicurezza, i vaccini a patogeno inattivato contengono patogeni o virus non in grado di replicare, quindi non generano infezione e sono considerati sicuri nei pazienti immunocompromessi come nella popolazione generale” ha continuato l’infettivologo. “Fanno parte di questa categoria anche i vaccini a mRna messi a punto contro il nuovo coronavirus. I vaccini vivi attenuati invece sono controindicati, perché il patogeno replica, e il sistema immunitario di un paziente immunocompromesso potrebbe non riuscire a controllare questa replicazione. Fanno parte di questi vaccini, per esempio, quello contro la poliomielite, contro la febbre gialla o la febbre tifoide”.

Riguardo i vaccini antimeningococcici, infine, Marconi ha ricordato che “sono raccomandati da tutte le linee guida e dal calendario vaccinale italiano” sottolineando come siano indicati anche per quei pazienti anziani che sono popolazioni a rischio.