Mare: Legambiente, su coste laziali 14 punti fuori legge su 25 campionati

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Dei 25 punti monitorati sulla costa laziale, 14 risultano avere parametri oltre i limiti di legge. Di questi, 9 sono stati giudicati “fortemente inquinati” e 5 “inquinati”. Nel mirino canali e foci, i principali veicoli con i quali l’inquinamento microbiologico, causato da cattiva depurazione o scarichi illegali, arriva in mare. Questa, in sintesi, la fotografia scattata lungo le coste del Lazio da un team di tecnici e volontari di Goletta Verde, la campagna di Legambiente dedicata al monitoraggio e all’informazione sullo stato di salute delle coste e delle acque italiane.

Il monitoraggio delle acque nel Lazio è stato eseguito dal 30 giugno al 2 luglio, i parametri indagati sono microbiologici (Enterococchi intestinali, Escherichia coli) e vengono considerati come “inquinati” i campioni in cui almeno uno dei due parametri supera il valore limite previsto dalla normativa sulle acque di balneazione vigente in Italia (Dlgs 116/2008 e decreto attuativo del 30 marzo 2010) e “fortemente inquinati” quelli in cui i limiti vengono superati per più del doppio del valore normativo.

In provincia di Viterbo sono stati due i punti sotto i riflettori: entro i limiti il punto sulla foce del fiume Fiora a Montalto di Castro e inquinato il punto sulla foce del Marta a Tarquinia.

Su undici prelievi in provincia di Roma sono risultati sei “fortemente inquinati” e uno “inquinato”. Si tratta della foce del fiume Arrone a Fiumicino (loc.Fregene), del ramo della foce del Tevere presso Torre Clementina a Fiumicino, del punto a mare di fronte la foce del canale all'altezza di via Filadelfia a Pomezia (loc.Torvajanica), delle foci del Rio Torto e del Fosso Grande, entrambe ad Ardea, del punto sul canale Loricina nei pressi di via Matteotti a Nettuno.

“Inquinato” il punto alla foce del Rio Vaccina a Ladispoli. Entro i limiti quattro punti sulla spiaggia nei pressi di via Olimpo in località Santa Severa a Santa Marinella; il punto sul Fosso Zambra a Marina di Cerveteri; il Canale dei Pescatori a Ostia e il punto a mare di fronte la Foce fosso Cavallo Morto a Lido dei Gigli ad Anzio.

Dei 12 punti indagati in provincia di Latina, tre sono 'fortemente inquinati' e tre 'inquinati'. Fortemente inquinati i punti nella spiaggia nei pressi di Foce Verde a Latina; nel mare di fronte la foce del Rio Recillo a Marina di Minturno e il punto sulla spiaggia di fronte Rio Torto (incrocio tra viale Europa e via Gibraleon) a San Felice di Circeo, quest'ultimo era stato anticipato nel corso di un blitz di Legambiente lo scorso 14 luglio.

Inquinati due punti a Fondi (foce del canale Sant'Anastasia e in mare fronte foce del canale pedemontano tra via Guado I e la strada consortile) e uno a Formia, sulla foce del Rio Santacroce in località Gianola. Entro i limiti tre punti campionati nel territorio comunale di Terracina: sulla spiaggia a destra della foce del canale Sisto, sulla spiaggia a destra della foce del fiume Portatore e sulla spiaggia la spiaggia di levante adiacente alla darsena del porto.

Nessun superamento del limite di legge per la spiaggia su via Colombo (all'incrocio con via Doria) a Sperlonga, sul punto in corrispondenza del torrente Lorgato a Gaeta e sullo sbocco del canale a sud della darsena a Marina di Minturno.

C'è da sottolineare che tre dei cinque punti risultati inquinati non rientrano tra le aree campionate dalle autorità competenti mentre i due prelevati a Fondi ricadono in aree giudicate balneabili con giudizio sulla qualità delle acque, sul Portale delle Acque del ministero della Salute, "sufficiente" in un caso ed “eccellente” nell’altro.

Sette dei nove punti risultati fortemente inquinati, invece, ricadono in zone non campionate dalle autorità competenti (che non dovrebbero quindi essere considerate balneabili). Gli altri due punti (a Minturno e a San Felice Circeo) sono considerati, nonostante la presenza di due punti critici lungo quella porzione di costa, balneabili con giudizio delle acque rispettivamente “eccellente” e “sufficiente”, sempre sul Portale delle Acque.

Permangono le criticità sulla cartellonistica informativa rivolta ai cittadini che, nonostante sia obbligatoria ormai da anni per i Comuni, non viene ancora rispettata. Il cartello sulla qualità delle acque è presente solo in un punto dei 25 monitorati, mentre il cartello di divieto di balneazione è stato riscontrato solo in tre casi.

“Oltre la metà delle analisi di Goletta Verde mostra che ci sono serie criticità da affrontare lungo la costa del Lazio e ci rivolgiamo in primo luogo ai Comuni, ai quali chiediamo di leggere con attenzione questi risultati causati, senza ombra di dubbio, da difficoltà depurative o scarichi illegali di reflui – dichiara Roberto Scacchi, presidente di Legambiente Lazio – Inviamo alle amministrazioni comunali e alla Regione, alle forze dell’ordine e agli stakeholders territoriali questi risultati, perché ciascuno faccia il possibile nella risoluzione dei problemi, potenziando i depuratori e fermando l’abusivismo fognario che è una delle gravi conseguenze dell’abusivismo edilizio e dell’aggressione del cemento sulle coste".

Per Andrea Minutolo, responsabile scientifico nazionale di Legambiente, "non è più tollerabile che la maggior parte dei punti campionati da Goletta verde ricadano in zone non controllate dalle autorità competenti. Spesso questi tratti di costa abbandonati (che per definizione, quindi, non dovrebbero essere balneabili) sono a ridosso di lidi attrezzati o di spiagge libere ma sono sprovvisti della cartellonistica che informa correttamente i bagnanti sulle criticità che potrebbe trovare”.

Il monitoraggio, fa sapere Legambiente, non vuole sostituirsi ai controlli ufficiali, ma punta a scovare le criticità ancora presenti nei sistemi depurativi per porre rimedio all’inquinamento dei nostri mari, prendendo prevalentemente in considerazione i punti scelti in base al “maggior rischio” presunto di inquinamento, individuati dalle segnalazioni dei circoli di Legambiente e degli stessi cittadini attraverso il servizio SOS Goletta.

La 34esima edizione di Goletta Verde vede come partner principali Conou, Consorzio Nazionale per la Gestione, Raccolta e Trattamento degli Oli Minerali Usati, e Novamont, azienda leader a livello internazionale nel settore delle bioplastiche e dei biochemicals. Partner sostenitore è invece Ricrea, Consorzio nazionale per il riciclo e il recupero degli imballaggi in acciaio. La campagna 2020 è inoltre realizzata con il contributo di Fastweb. Media partner è la Nuova Ecologia.

Nel 2019 il Conou ha provveduto, nel Lazio, alla raccolta di 11.918 tonnellate di olio lubrificante usato, un dato in crescita rispetto all’anno precedente quando il totale raccolto è stato pari a 11.675 tonnellate. L’olio minerale usato è un rifiuto pericoloso che, se smaltito impropriamente, può determinare gravi effetti inquinanti. Se gestito e rigenerato correttamente, può divenire una risorsa preziosa che torna a nuova vita sotto forma di basi lubrificanti.

“Preservare l’integrità degli ecosistemi acquatici è un obiettivo centrale per il Conou, impegnato da 36 anni ad evitare che un rifiuto pericoloso come l’olio lubrificante usato possa danneggiare i nostri mari e laghi. Basti pensare che, dall’inizio della sua attività, il Consorzio ha salvato dall’inquinamento una superficie grande due volte il mar Mediterraneo”, dichiara Paolo Tomasi, presidente del Conou.