"Da quando era arrivato Francesco, Maria Chiara non era più la stessa. La droga parlava per lei"

Adele Sarno
·Social media editor, L'Huffington Post
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Maria Chiara, morta a 18 anni, per overdose (Photo: Facebook)
Maria Chiara, morta a 18 anni, per overdose (Photo: Facebook)

Maria Chiara è morta a 18 anni di overdose. L’eroina, stando a quanto ha raccontato il fidanzato, doveva essere il suo regalo di compleanno. Maria Chiara era appassionata di kung fu e faceva l’istruttrice per i più piccoli. Frequentava l’ultimo anno al liceo scientifico “Donatelli” di Terni. Lo stesso istituto di Flavio e Gianluca, i giovani morti a Terni la scorsa estate, proprio per colpa dell’assunzione di sostanze stupefacenti. In quell’occasione erano stati i genitori dei due ragazzi a trovarli morti nei letti delle loro camerette, la mattina seguente all’assunzione di una dose di metadone, acquistato per 15 euro da un tossicodipendente in cura al Serd di Terni. Oggi a trovare Maria Chiara è stato proprio il fidanzato, Francesco.

Francesco, tossicodipendente, racconta alla Vita in diretta la sua versione dei fatti. Quella dose era stata il regalo dei 18 anni, per la ragazza che “amava”. Avevano festeggiato e passato la notte da lui. “Quando mi sono svegliato era bianca, ho cercato di svegliarla. Lei non rispondeva. Allora ho chiamato i soccorsi. L’unica cosa che mi rimprovero è di non averli chiamati prima” ha detto alla Vita in diretta cercando di dare una versione più convincente. Per la Procura resta però da capire cos’è realmente successo nelle due ore prima della morte.

Scrive il Corriere della Sera

L’amico più caro di Maria Chiara, Simone, non crede a nulla di quello che racconta Francesco. Incluso che lei si drogasse per problemi in famiglia. «Se non fosse stata con lui adesso sarebbe qui. Era fantastica, la migliore fra tutti. Allegra. Sportiva. Mai una canna. Anche la puzza di sigaretta le dava fastidio». Ma allora perché? Nessuno ha provato a fermarla? «Io ci ho litigato tante volte. Ma da luglio, quando era arrivato Francesco, non era più lei: la droga parlava al suo posto». Al colpo di fulmine non ci crede: «Non era amore, era droga. Una persona li aveva messi in contatto e da quel momento lei non c’era più».

“Non faremo gli sceriffi o i vendicatori sociali, ma il nostro lavoro. Arriveremo piano e implacabili, ma arriveremo, è questione di tempo”. Assicura la verità processuale, un lavoro scrupoloso e continuo il procuratore della Repubblica di Terni Alberto Liguori nel corso nella conferenza stampa che si è tenuta oggi pomeriggio nel comando provinciale dei carabinieri alla presenza del comandante Davide Milano per fare il punto sulle indagini sulla morte della 18enne di Amelia Maria Chiara Previtali.

“Stiamo lavorando per capire innanzitutto il fatto come è successo - spiega - Le ipotesi di lavoro sulle quali stiamo lavorando sono omissione di soccorso, omicidio preterintenzionale, immagino morte come conseguenza di altro delitto. Stiamo per conferire gli esami specialistici e mai come in questa occasione chiederemo ai nostri consulenti di fare bene e in fretta gli esami tossicologici, autoptici, per capire quali fattori hanno determinato morte”.

“C’è un territorio che si sta preoccupando, prima per i ragazzi morti per droga a luglio scorso (Flavio Presuttari e Gianluca Alonzi di 16 e 15 anni, ndr) ora questa appena diciottenne. Dobbiamo ancora capire cosa in realtà sia accaduto la notte tra il 9 e il 10 ottobre scorsi - continua il procuratore - i ruoli avuti dalle parti, se si sia trattato di un fatto episodico o di una abitudine che si trascinava da tempo. Abbiamo un quadro indiziario, faremo delle iscrizioni nel registro degli indagati perché sono atti dovuti, di garanzia, perché ci accingiamo a fare gli atti irripetibili. Stiamo lavorando nel rispetto dei genitori della ragazza, per spiegare cosa è successo, nella speranza che la verità processuale possa lenire il dolore”.

“Non possiamo permetterci di sbagliare - ribadisce il procuratore Liguori - perché faremmo un secondo danno. Dovremmo bussare alle porte di chi ha ceduto, chi ha preparato questo pacco regalo, per fargli lo stesso regalo, assicurandolo alla giustizia. Non focalizziamo l’attenzione solo sul territorio di Terni, dobbiamo capire ancora dove siano stati fatti gli acquisti. Abbiamo fame non di giustizia ma di verità e andremo a trovare chi ci ha fatto questo regalo in periodo prenatalizio. Non bastava il Covid, qualcuno ha pensato di fare un regalo ulteriore alla provincia di Terni e a questi genitori distrutti”.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.