Maria Giovanna Maglie: ''Con censura dai social Trump è diventato una vittima nazionale''

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(di Alisa Toaff)

''Più tu censuri Trump più agli occhi di quelli americani che si stanno radicalizzando lui diventa più forte. Ormai è la vittima Nazionale. Più lo censuri e più ne fai un'icona''. E quanto sottolinea Maria Giovanna Maglie all'Adnkronos sulle polemiche scaturite dalla sospensione dai social dell'ex presidente degli Stati Uniti Donald Trump in seguito agli scontri avvenuti a Capitol Hill. ''Secondo le statistiche -prosegue la giornalista- Trump ha 75mila milioni di voti, un terzo dei quali di gente radicalizzata, convinta che la democrazia sia finita. E allora che fai? Gli dai legna da ardere? Cosa farà lui ora che vede che non ha più accesso ai social? Probabilmente si farà una televisione sua''. Per la Maglie i social hanno perso il loro ruolo di ''disintermediare -spiega- cioè mettersi tra i giornali, gli editori e il popolo perché in passato non hanno mai garantito né selezione né qualità''.

"I signori che con i social hanno fatto i miliardi non si sono mai proposti come editori -aggiunge la Maglie- infatti non si sono mai attenuti alle regole sotto le quali deve sottostare un editori come le tasse, le etiche ecc. La forza dei social è sempre stata quella di essere in nessun modo censurati e censurabili. Questa cosa è entrata in crisi sotto la presidenza Trump il quale meglio e più di chiunque altro, nel 2016, ha usato i social per vincere le elezioni avendo già da allora tutta la stampa e i media contro. Durante questi anni i signori della Silicon Valley -racconta ancora la giornalista- sono stati duramente attaccati dai progressisti e i democratici perché accusati di aver favorito la vittoria di Trump. Nel pieno della campagna elettorale del 2020 hanno anche ricevuto pesanti tagli della pubblicità -racconta- come è accaduto con la Coca Cola e l'Unilever che dicevano che con la loro mancanza di scrematura e controllo favorivano Trump''.

''Tutti hanno avuto dei problemi, da Facebook a Twitter -aggiunge- Tutto questo ha creato il clima attuale e i social si sono trasformati in editori e durante la campagna elettorale sono stati chiamati dal congresso, da una parte i Repubblicani che gli davano dei censori e dall'altra dai Democratici gli dicevano che facevano troppo poco quindi schiacciati da un peso di responsabilità e di tagli della pubblicità hanno deciso di fare gli editori ma se fanno gli editori non esistono più! Allora -conclude la Maglie- uno torna ai professionisti perché come editori non sono competitivi''.