Marina Rebeka: "Una festa tornare a Verona, Nedda? Donna libera come me"

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Occhi di ghiaccio, vocalità preziosa. Marina Rebeka è tra le stelle della lirica di oggi, contesa dai maggiori teatri al mondo. Domani sera il soprano lettone sarà protagonista all’Arena di Verona di ‘Pagliacci’, nel ruolo di Nedda-Colombina, un personaggio con il quale, racconta all’Adnkronos, ha in comune la libertà. “Nedda è giovane e bella e ha una grandissima voglia di libertà - spiega Rebeka -. Vuole sentirsi libera di fare quello che vuole, perché per tutta la vita è stata sempre sottomessa a Canio. Lui l’ha salvata ma lei non l’ha mai amato. Quando incontra un altro uomo, per la prima volta nella vita ha qualcosa di suo, dice 'Di quel tuo sdegno è l'amor mio più forte' e nel finale lo scontro con Canio fa emergere tutta la sua identità, la sua libertà”.

Cantare in Arena, per Rebeka, è sempre molto emozionante. “E’ uno spazio particolare, bellissimo - osserva il soprano - è un palcoscenico sotto il cielo azzurro e illimitato, e poi c’è quell’enormità di persone. Non vedo l’ora di vedere il pubblico dal vivo, di sentire la festa, la gioia, di salire sul palco con dei veri costumi, con una vera orchestra, è pazzesco, è molto molto bello”. Non è la prima volta che Marina Rebeka veste i panni di Nedda, che in ‘Pagliacci’ è la moglie di Canio, il capocomico di una piccola compagnia teatrale itinerante composta anche da Tonio e Beppe. Nedda è un’orfanella, che dopo essere stata salvata da Canio lo ha sposato più per gratitudine che per amore. Quando si innamora di Silvio, un contadino con il quale progetta di scappare dopo lo spettacolo, tutto precipita. Tonio, innamorato di Nedda e rifiutato decide di vendicarsi raccontando a Canio del triangolo.

“Come Nedda amo molto la libertà, l’amore - rimarca Rebeka - Per alcuni aspetti siamo molto diverse di carattere, ma la capisco, mi piace tantissimo anche la sfida di interpretare due personaggi sullo stesso palco: Nedda e Colombina, un personaggio reale e uno di finzione, adoro questo teatro nel teatro”. La passione per la lirica trapela dalla voce. Energica, vibrante: “Ho capito a 13 anni, quando ho scoperto la ‘Norma’, che volevo diventare una cantante lirica e l’ho fatto". Fortuna? “No – ci tiene a sottolineare – è stato tanto lavoro, la fortuna non basta, senza lavoro non ci sarei mai arrivata”.

A partire dal suo debutto al Festival di Salisburgo nel 2009, sotto la direzione di Riccardo Muti, Marina Rebeka è stata chiamata a esibirsi nei più prestigiosi teatri d’opera e sale da concerto in tutto il mondo. Dopo Verona Marina sarà ad Aix-en-Provence per ‘I due Foscari’ di Giuseppe Verdi, poi ad agosto tornerà in Arena per le altre recite di ‘Pagliacci’. “Ho fatto 23 produzioni della Traviata, l’ho cantata per tutta la mia vita fino a quest’anno - spiega -. Amo anche Norma, adoro Juliette e Thais”. Ma il sogno nel cassetto, confessa, è vestire i panni della Carmen di Bizet. “Se la voce crescerà un giorno vorrei interpretarla – racconta il soprano – non tanto per la voce quanto per il suo carattere. E’ una donna molto impulsiva, selvaggia, libera dentro e fuori, incatturabile.

Legatissima a Verdi “con lui mi sento completamente a casa” ammette, Marina sembra contare i minuti che la separano dal palco veronese. “Ho aspettato tanto questo momento - confessa - ho cantato 'Otello' con Zubin Mehta al Maggio fiorentino ma in streaming, ho cantato alla Prima della Scala a dicembre senza pubblico e non è stata la stessa cosa. La voce vera, l’energia vera si hanno solo in sala, con il pubblico. E’ stato molto difficile non averlo e, spero che finalmente domani tornerà all’Arena”. (di Federica Mochi)

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