Mario Draghi, e ora? Il suo possibile futuro dopo Palazzo Chigi

Mario Draghi, e ora? Il suo possibile futuro dopo Palazzo Chigi. REUTERS/Remo Casilli
Mario Draghi, e ora? Il suo possibile futuro dopo Palazzo Chigi. REUTERS/Remo Casilli

Finita l'esperienza del suo Governo, è lecito domandarsi quale sarà il futuro di Mario Draghi. Pochi infatti sono gli analisti che si aspettano l'ex Premier semplicemente ritirato a vita privata. Al contempo, però, le prospettive di vederlo nuovamente in politica sono precipitate di pari passo con la fiducia nel suo esecutivo. Ecco quindi cosa potrebbe fare nel prossimo futuro il Presidente del Consiglio fresco di dimissioni.

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Partiamo da un importante presupposto: Mario Draghi il 3 settembre festeggerà il suo 76esimo compleanno. Nonostante la sua freschezza di ragionamento e dialettica, e anche nonostante la sua innegabile autorevolezza internazionale, difficilmente potrà valutare percorsi professionali che richiedano un lungo decorso. E questo comprende anche l'inevitabile opzione del Quirinale.

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Come tutti ricorderanno, nello scorso mese di gennaio quello di Mario Draghi era uno dei nomi principali per la successione di Sergio Mattarella come Presidente della Repubblica. Poi l'accordo non si trovò, e il Capo dello Stato rimase al suo posto dando vita a un secondo mandato. Draghi potrebbe ancora essere il suo successore, ma solo ed esclusivamente se arrivassero delle dimissioni come quelle di Giorgio Napolitano nel 2015. In caso contrario il Quirinale cambierebbe inquilino nel 2029, e per un Draghi 82enne sarebbe presumibilmente troppo tardi.

Mario Draghi, e ora? Il suo possibile futuro dopo Palazzo Chigi. Paolo Giandotti/Italian Presidential Palace/Handout via REUTERS THIS IMAGE HAS BEEN SUPPLIED BY A THIRD PARTY
Mario Draghi, e ora? Il suo possibile futuro dopo Palazzo Chigi. Paolo Giandotti/Italian Presidential Palace/Handout via REUTERS THIS IMAGE HAS BEEN SUPPLIED BY A THIRD PARTY

Negli scorsi mesi, quando la crisi sembrava un'ipotesi talmente lontana da essere quasi irreale, si era invece parlato di un possibile Governo Draghi anche dopo le elezioni del 2023. Era stato Giorgio Gori, sindaco di Bergamo in area Pd, a proporre a 'Repubblica' un nuovo progetto politico riformista ma anche liberal-democratico. E questo avrebbe previsto che il Presidente del Consiglio non cambiasse, ma che intorno a lui si costruisse un Governo nuovo. Era solo il mese di febbraio, ma tantissimo è cambiato da allora (a partire dalla guerra in Ucraina, e passando per l'emergenza energetica, il difficile reperimento delle materie prime, i problemi su gas e grano, inflazione, siccità e quant'altro). Resta il fatto che già allora Draghi disse "no grazie". Impensabile che la risposta cambi ora, dopo che il "teatrino della politica" ha dato il peggio di sé e lo stesso ex Premier è apparso piuttosto nauseato dagli ultimi passaggi tra Palazzo Chigi, le Camere e il Quirinale.

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I tanti elogi raccolti anche negli ultimi complicatissimi giorni suggeriscono invece che Mario Draghi possa ricavarsi un ruolo di grande prestigio e importanza su qualche tavolo internazionale. Uno di essi conduce alla Commissione europea, la cui presidente Ursula von der Leyen vedrà il proprio mandato concludersi il 31 ottobre 2024. La politica tedesca, che nel 2019 sostituì Jean-Claude Juncker, era vista come una figura molto più austera e soprattutto conservatrice rispetto all'altro candidato Frans Timmermans (in particolare per quanto riguarda le politiche sociali). Draghi, da questo punto di vista, rappresenterebbe una potenziale linea di discontinuità.

Mario Draghi, e ora? Il suo possibile futuro dopo Palazzo Chigi. REUTERS/Susana Vera
Mario Draghi, e ora? Il suo possibile futuro dopo Palazzo Chigi. REUTERS/Susana Vera

Ancora più vicino nel tempo è invece il termine dell'esperienza di Jens Stoltenberg come Segretario generale della Nato. La sua conclusione avverrà infatti il prossimo 30 settembre, dopo che già era stata irritualmente rimandata di due anni a causa dell'emergenza Covid. In una fase così complessa per l'alleanza atlantica, dunque, sarebbe necessario un nuovo segretario dalla grande esperienza e dalla colossale autorevolezza. Condizioni che Mario Draghi certamente presenta, visto anche il ruolo che si è ricavato in questi complessi mesi di mediazione tra Occidente, Ucraina e Russia. Resta tuttavia da verificare la sua disponibilità per un compito tanto gravoso, tanto più che i tempi rispetto alle sue dimissioni da Presidente del Consiglio sono molto stretti.

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