Mario Segni: "Colpo di Stato '64 più grande fake news storia repubblicana"

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"Resto più che mai convinto che è proprio con la falsa narrazione del ’64 che è iniziata una lunga trattazione che ha totalmente deformato la storia di tutto quel periodo. Sì, questa è proprio la più grande fake news della storia repubblicana". Lo ribadisce Mario Segni, figlio del Presidente della Repubblica, Antonio, in una lettera a 'La Repubblica', scritta per replicare allo storico Miguel Gotor, intervenuto sul suo libro 'Il colpo di Stato del 1964. La madre di tutte le fake news'.

Segni respinge la tesi di una pressione di tipo militare per bloccare l'azione dei governi di centro-sinistra. "Quale fu questa pressione e verso chi fu esercitata -sottolinea il figlio dell'allora Capo dello Stato- se Nenni in tutti i suoi interventi ('Avanti', diario, tribunale, commissione di inchiesta, libro di Tamburrano, commissione Stragi) dice espressamente che non vi fu mai in nessun modo un intervento militare? E se vi fosse stata pressione militare, come è pensabile che due anni dopo Nenni e i ministri socialisti avrebbero aiutato Moro a nominare De Lorenzo (contro il parere di Andreotti) capo di stato maggiore dell’Esercito? E chi ha un minimo di considerazione per Moro come può pensare che avrebbe consegnato l’Esercito a chi aveva minacciato la vita democratica?"

"Del resto sono state due sentenze del Tribunale di Roma a negare ogni disegno eversivo. La prima in modo addirittura lapidario, la seconda considerando irregolare la formulazione del piano da parte di De Lorenzo senza l’autorizzazione del ministro (questione obiettivamente controversa), ma affermando comunque che il piano si presenta 'diretto alla tutela dell’ordine pubblico in caso di gravi perturbamenti', e di 'non avere prove per affermare che avesse uno scopo diverso'".

"Dal 1990 -ricorda poi Segni- tutto è stato desecretato, non vi è più nulla di segreto. E sfido chiunque a trovare un solo documento che confuti le sentenze. Gli unici documenti importanti ancora segretati sono quelli riguardanti la attività del Kgb in Italia, che potrebbero dire se e come il Servizio segreto russo fu partecipe della campagna".

"Risibili sono gli argomenti tratti dagli archivi segreti della Cia e dalla corrispondenza dei Servizi segreti Usa. In caso di attacco comunista, si legge in un rapporto tratto da un incontro con De Lorenzo, i Carabinieri reagirebbero con fermezza, e il presidente Segni ne è informato (e ci mancherebbe altro che non lo fosse). Peraltro l’intervento dei Carabinieri è più sicuro e più affidabile di quello delle Forze di Polizia. Segue un lungo elenco di colpi di Stato temuti, o forse ipotizzati, a partire dal 1958, secondo abitudini che sono più o meno comuni a tutti i Servizi segreti del mondo".

Segni infine cita "il racconto di Guerzoni", che "in un articolo del 'Corriere della Sera' (30 gennaio 2004 ) che riporto nel libro, narra che la soluzione della crisi fu determinata da un incontro tra Nenni e Moro non 'improntato rozzamente al tintinnar di sciabole', in cui i due affrontarono con realismo la situazione e decisero di continuare la collaborazione. Questo -conclude il leader referendario- è un piccolo pezzo di una lunga e complessa crisi sulla quale è stata stesa, anno dopo anno, una coltre sempre più fitta di mistificazioni e di menzogne. Nel libro ho cercato di smontare pezzo per pezzo questo castello accusatorio".