Marisa non ha dubbi: chi ha impedito che il don morisse fra i suoi cari non può farlo neanche lui

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Don Giuseppe Diana
Don Giuseppe Diana

Nunzio De Falco, mandate dell’assassinio di Don Giuseppe Diana, è libero, e la sorella del sacerdote ammazzato dalla camorra casalese non ci sta, a suo parere “doveva morire in cella”. La decisione di scarcerare De Falco dalla sua detenzione presso in carcere di massima sicurezza di Sassari è stata presa dal Magistrato di Sorveglianza competente, che ha fondato la sua decisione su un dato medico che pare incontrovertibile: De Falco sta per morire e ha facoltà di morire a casa sua, circondato dagli affetti che gli sono rimasti.

La sorella di Don Diana contraria alla scarcerazione: il mandante doveva morire in cella

E proprio sulla polpa, etica e non giuridica, di quella decisione, è intervenuta Marisa Diana, 55enne sorella del parroco di Casal di Principe, in provincia di Caserta, ammazzato nella sua canonica proprio per ordine di De Falco il 19 marzo del 1994. La donna ha una sua tesi che, pur cozzando contro le regole della procedura penale, non stride con il dolore di una perdita che ancora fa sentire i suoi effetti, e che fa arretrare ciò che accade in punto di diritto rispetto a ciò che accade in punta di emozione.

Marisa, sorella di Don Diana: “De Falco doveva morire in carcere, io non ho potuto abbracciare mio fratello”

Infuriata, Marisa ha dichiarato al Corriere della Sera: “Avrebbe dovuto morire in carcere”. De Falco è malato terminale e per decisione di una toga morirà in casa sua, e quello che la sorella di don Diana eccepisce è il fatto che proprio per colpa accertata di De Falco quel diritto venne negato a suo fratello, ammazzato da Giuseppe Quadrano nella chiesa di San Nicola di Bari proprio su input di De Falco. Ecco perché a parere di Marisa il boss 71enne non sarebbe dovuto mai uscire dalla sua cella, “perché mio fratello non è morto circondato dall’affetto dei propri cari. Perché io non ho potuto abbracciare don Peppe negli ultimi istanti”.

Lo sfogo amarissimo della sorella di Don Diana che “vide” il prete morire nella sua chiesa

E ancora: “No, io non ho avuto questa possibilità. E non doveva averla nemmeno lui, condannato come mandante del suo omicidio”. Nunzio De Falco è una persona che, secondo fonti vicine al Corsera, sarebbe ormai diventato irriconoscibile, una “persona che avrebbe, ormai, davanti solo poche ore di vita”, ma a Marisa questo non basta e non è questa la sede per giudicare. De Falco a suo tempo fu stella di prima grandezza della orrida galassia criminale dei Casalesi: non solo fece uccidere don Diana ma dispose anche l’omicidio di Mario Iovine, zio dell’ex diarca dei Casalesi Antonio, detto “O’ Ninno”. Mario era stato a sua volta esecutore in Brasile dell’altro super boss Antonio Bardellino e pagò il conto in una cabina telefonica di Cascais, in Portogallo il 6 marzo del 1991. E sempre in terra iberica, ma in Spagna, De Falco venne arrestato nel 1997, condotto in Italia e sottoposto ai due ergastoli che gli erano stati inflitti per gli omicidi di Don Diana e del boss rivale.

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