Mark Rutte, il nemico olandese fa bene a Conte

Pietro Salvatori
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Italy's Prime Minister Giuseppe Conte (R) talks with his Dutch counterpart Mark Rutte upon his arrival for their meeting at palazzo Chigi in Rome on January 15, 2020. (Photo by Andreas SOLARO / AFP) (Photo by ANDREAS SOLARO/AFP via Getty Images) (Photo: ANDREAS SOLARO via Getty Images)
Italy's Prime Minister Giuseppe Conte (R) talks with his Dutch counterpart Mark Rutte upon his arrival for their meeting at palazzo Chigi in Rome on January 15, 2020. (Photo by Andreas SOLARO / AFP) (Photo by ANDREAS SOLARO/AFP via Getty Images) (Photo: ANDREAS SOLARO via Getty Images)

All’improvviso Giuseppe Conte il temporeggiatore è diventato il capitano della nazionale che a Bruxelles sta giocando quella che a livello di tifo assomiglia a una finale degli europei di calcio. Sembrano un ricordo, nel pieno di questi quattro lunghissimi giorni di Consiglio europeo, le critiche sull’immobilismo, ai tentennamenti, alla palude decisionale, alla risoluzione del caso Autostrade con una buona dose di situazionismo e improvvisazione. C’è Italia contro Olanda in Europa, c’è il cattivissimo Mark Rutte da sconfiggere, crollano anche i distinguo dei professionisti del ditino puntato di Italia viva: “Siamo al fianco del premier per un’Europa forte e solidale”, twitta Maria Elena Boschi.

“La situazione del negoziato gli permette di incarnare il ruolo di rappresentante di tutti, e questo è un aspetto che incide molto nella lettura di questi giorni”, osserva Lorenzo Pregliasco, cofondatore di Youtrend e dell’agenzia di sondaggi Quorum. Che però coglie la differena fondamentale per cui la metafora calcistica conta fino a un certo punto: “Lo staff gli sta cucendo addosso una telecronaca estremamente funzionale, e in questo sono bravissimi a creare lo spin, ma in questi casi conta più il post partita, come verrà gestito il risultato”. Chiuso il negoziato, si tornerà in Italia, nella palude di contrapposizioni per nulla bonificate, e con un testo di accordo che verrà vivisezionato dalle opposizioni, ma anche da una maggioranza che racchiude sensibilità divergenti.

Un sondaggio di Ilvo Damanti per Repubblica consacra il premier come il più apprezzato degli ultimi 5 lustri. Sconfitto Berlusconi, stracciati Matteo Renzi, Paolo Gentiloni ed Enrico Letta. “Ma attenzione, in questa vicenda si conferma la cifra distintiva del contismo, che è per lo più una macchina comunicativa”. Il warning è di Massimiliano Panarari, sociologo della comunicazione e docente dell’università Mercatorum di Roma. “Conte - continua - riprende e personalizza alcune caratteristiche del grillismo, che si muove su due direttrici: la creazione di un clima da attesa positiva, come è stato prima del vertice, o la costruzione di un climax di lotta e di battaglia con il nemico, come sta avvenendo in queste ore con l’Olanda”. La macchina del premier ha diffuso messaggi di inusitata durezza del presidente del Consiglio contro Rutte: “Non ci pieghi”, “Così fate crollare tutto”. “L’antagonista è piuttosto individuabile - osserva Pregliasco - questo schema lo aiuta”.

Panarari concorda: “In questa dinamica c’è un ruolo decisivo di Casalino. La macchina che ha costruito a Palazzo Chigi è un vero e proprio pilastro di questo governo. Narrativizzano e rendono epica qualunque situazione, cercando di rilanciare una dimensione pervasiva della battaglia che di volta in volta si combatte; è la principale cifra di creazione del consenso del premier”. Con una maggioranza sgranata e con una gestione degli affari correnti che lo vedono in affanno, “le situazioni emergenziali sono quelle che lo fanno emergere di più, lo descrivono come garante e rappresentante del paese”, osserva Pregliasco, facendo riferimento ai picchi di consenso raggiunti durante il lockdown. “Ma attenzione - continua - quelle vette nelle ultime settimane non vengono più registrate, c’è una normalizzazione in corso”.

Qualunque accordo (o non accordo) verrà raggiunto, i problemi comunque verranno al pettine nel prossimo futuro, spiega Panarari: “Questo governo manca in tre aspetti cruciali: un consenso interno autentico, la velocità decisionale, il dialogo con componenti sociali. Tutto è sublimabile nel brevissimo periodo dalla battaglia con un nemico esterno, ma con il passare del tempo aumentano nemici interni e non aumenta la capacità di dare risposte a un larghissimo pezzo del paese, che in autunno presenterà il conto”. La scelta, secondo il sociologo, è quella di privilegiare l’interlocuzione con il proprio blocco sociale, quello dei lavoratori a reddito fisso e dei pensionati: “Le esternazioni del viceministro Laura Castelli sui ristoratori testimoniano la distanza con i problemi e le esigenze di un pezzo del paese”.

Per Pregliasco l’equilibrismo è una delle doti fondamentali che ha permesso a Conte non solo di acquistare sicurezza dopo essere stato catapultato a Palazzo Chigi quasi per caso, ma anche di rafforzarsi nel passaggio tra due maggioranze diversissime: “Ma nella gestione dell’ordinario, se così si può definire, mostra un lato di maggiore debolezza”. Panarari spiega che, a meno di svolte clamorose, la vittoria nel negoziato non consterà tanto nel risultato in sé, ma in “quanto riuscirà a persuadere l’opinione pubblica”. Il punto è che poi “la realtà presenterà il conto, e lì la lentezza, la difficoltà nelle decisioni strategiche e di spesa, l’incapacità di governare una maggioranza litigiosa saranno dirimenti”. E “la sensazione è che a settembre questi aspetti non saranno più rinviabili, e la realtà presenterà un conto salato”. In autunno non ci sarà storytelling che tenga, sarà complicato trovare un nemico al quale addossare le inefficienze: “Già da domani - conclude Panarari - al di là della sua comunicazione che cavalcherà l’esito del vertice a seconda di come andrà, il premier si ritroverà calato nei problemi di tutti i giorni”.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.