Maroni, giudici appello: fu istigatore di un'assunzione pilotata

Fcz

Milano, 8 gen. (askanews) - Si era presentato in aula davanti ai giudici per rivendicare la propria estraneità ai fatti contestati: "Nella mia lunga attività politica e istituzionale non ho mai preteso, nè imposto niente a nessuno. In questo caso non ho mai preteso nè imposto di assumere Mara Carluccio, non ho mai chiesto a nessuno di violare una norma di legge o di regolamento per mio conto. Mai", si era difeso con una serie di dichiarazioni spontanee. Secondo la Corte d'Appello di Milano che ha confermato la sua condanna a 1 anno di carcere, al contrario, fu proprio Roberto Maroni a ricoprire "il ruolo di istigatore" nell'assunzione pilotata di Mara Carluccio, sua ex collaboratrice al Ministero dell'Interno, in Eupolis, società della Regione Lombardia che si occupa di formazione professionale. Il collegio presieduto dal giudice Piero Gamacchio lo scrive nelle motivazioni della sentenza del processo d'appello che, a novembre scorso, portò alla conferma della condanna già inflitta a Maroni nel primo grado di giudizio ma con una riqualificazione del reato a suo carico: non più turbata libertà nella scelta del contraente ma turbata libertà degli incanti. Insieme a Maroni, in appello vennero condannati tutti gli altri imputati: il capo della segreteria politica dell'ex governatore, Giacomo Ciriello (1 anno di carcere), l'ex segretario generale della Regione Lombardia, il leghista Andrea Gibelli (10 mesi e 20 giorni) e la stessa Carluccio (6 mesi). L'ex direttore generale di Eupolis, Alberto Brugnoli, era già uscito dal processo grazie al patteggiamento della pena (8 mesi).

Nel corso del dibattimento, sottolinea la Corte in un passaggio delle 96 pagine di motivazioni, è emerso chiaramente come Mara Carluccio "sapesse molto prima dell'indizione della gara che sarebbe risultata vincitrice", dato che la stessa Carluccio "avesse personalmente formato il contratto, indicando ella stessa il corrispettivo da corrisponderle per l'anno 2014". Carluccio, insomma,"era a conoscenza dell'intervento di Maroni su Brugnoli,sapeva che il bando da indire era una pura formalità, e infine aveva indirizzato Brugnoli nella stesura del contratto (prima del bando e poi della relativa gara) per poi determinare ella stessa il proprio compenso". Argomentazioni che il difensore di Maroni, l'avvocato Domenico Aiello, tenterà di smontare nel terzo grado di giudizio in Cassazione.