Maroni: "La mia nomina una provocazione? Lamorgese lo nega"

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Lombardy region president Roberto Maroni attends a ceremony marking the return of Italian tire maker Pirelli at Milan's stock exchange on October 4, 2017 in Milan.  / AFP PHOTO / MARCO BERTORELLO        (Photo credit should read MARCO BERTORELLO/AFP via Getty Images) (Photo: AFP Contributor via Getty Images)
Lombardy region president Roberto Maroni attends a ceremony marking the return of Italian tire maker Pirelli at Milan's stock exchange on October 4, 2017 in Milan. / AFP PHOTO / MARCO BERTORELLO (Photo credit should read MARCO BERTORELLO/AFP via Getty Images) (Photo: AFP Contributor via Getty Images)

“Tornare al Viminale è stata una forte emozione, sono onorato di questo incarico e credo di essere stato scelto perché ne ho i titoli, non certo per chissà quale rivalsa”. Lo afferma al ‘Corriere della Sera’ Roberto Maroni, nominato mercoledì scorso alla guida della Consulta “per l’attuazione del Protocollo d’intesa per la prevenzione e il contrasto dello sfruttamento lavorativo in agricoltura e del caporalato”. Una nomina decisa di concerto dall’attuale responsabile del Viminale, Luciana Lamorgese, dal ministro del Lavoro e delle Politiche sociali, Andrea Orlando, dal ministro delle Politiche agricole alimentari e forestali, Stefano Patuanelli, e dal presidente del Consiglio nazionale di Anci, Enzo Bianco.

Sul fatto che il Viminale sia anche il ministero in cui è stato Matteo Salvini, leader della Lega che sta attaccando quotidianamente il ministro Lamorgese, tanto che qualcuno ha letto questa nomina come una provocazione, Maroni ha risposto: “Lo so e ne ho voluto parlare direttamente con Luciana Lamorgese che mi ha assicurato che non c’è dietro nulla che vada al di là delle mie competenze. A scanso di equivoci, pur avendo firmato il protocollo in luglio, abbiamo aspettato a darne annuncio dopo i ballottaggi. Ma sinceramente credo di avere i titoli adatti per questo incarico: mi sono già occupato di caporalato e lavoro nero da ministro del Lavoro e da ministro degli Interni”.

Maroni ha fatto sapere di non aver sentito il leader della Lega Salvini dopo la nomina. “Non mi ha telefonato, ma nel cellulare ho più di trecento messaggi e non li ho ancora letti. Sono certo che ci sarà anche il suo” ha osservato Maroni, che poi ha concluso, “Non faccio più politica attiva ma come dissi già ai tempi della crisi del primo governo Berlusconi, quando ero critico verso Umberto Bossi, io sono leghista e resterò nella Lega finché campo”.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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