Marra: riscattare il prestigio e l'autorevolezza del Csm

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Torino, 1 feb. (askanews) - "Il compito di riscattare il prestigio e l'autorevolezza del Csm, ma anche dell'intero ordine giudiziario, spetta a noi tutti, in primis ovviamente ai componenti presenti e futuri del Consiglio Superiore, ma anche ai gruppi associativi della magistratura e ad ogni singolo magistrato che non può mai rimanere spettatore silente rispetto a eventuali abusi o violazioni di regole nell'ambito degli organi di autogoverno". Lo ha detto il consigliere togato del Csm, Giuseppe Marra, all'inaugurazione dell'anno giudiziario presso la Corte d'appello di Torino: "Vi è in gioco, come sottolineato dal Presidente della Repubblica, l'indispensabile fiducia dei cittadini nella giustizia e nelle istituzioni repubblicane", ha aggiunto Marra.

Per il consigliere di Autonomia & Indipendenza, "il profilo di responsabilità dei singoli soggetti coinvolti, alcuni attinti da indagini penali ed altri invece incolpati solo dal punto di vista disciplinare, sarà accertato nelle competenti sedi e con le dovute garanzie, ma certamente si può affermare che la vicenda, in parte conosciuta grazie a quanto riportato diffusamente dai giornali, impone a tutti, senza distinzioni di sorta, una profonda riflessione su cosa è accaduto nei decenni precedenti al corpo della magistratura che può aver condotto a simili degenerazioni".

"L'alta rappresentatività di molti dei magistrati coinvolti, eletti con grandi suffragi sia al C.S.M. sia ai vertici dell'Associazione Nazionale Magistrati o di gruppi associativi ad essa appartenenti, non consente, a mio modesto avviso, di relegare la vicenda alle sole scelte sbagliate dei singoli coinvolti, malgrado esse appaiono ben più gravi di quanto si potesse mai immaginare", ha proseguito Marra.

"Ritengo infatti che le cosiddette degenerazioni del "correntismo", ossia l'impropria interferenza che i gruppi associativi della magistratura non di rado hanno esercitato riguardo alle scelte consiliari, nonché la perniciosa commistione con la politica o con centri di potere di vario genere, fuori dal doveroso confronto all'interno del Consiglio Superiore con la componente eletta dal Parlamento, fosse conosciuta o comunque percepita da moltissimi magistrati. Malgrado ciò tali fenomeni non sono stati contrastati con nettezza e forza adeguata, subentrando invece in molti una sorta di rassegnazione o ancor peggio una silenziosa acquiescenza a condotte contrarie anche solo a regole di deontologia professionale indicate nel codice etico della magistratura", ha sottolineato Marra.