Marracash Express “Darei una bella svegliata a Renzi”

Marracash Express “Darei una bella svegliata a Renzi”

Parlare con Lui è come rincorrere un treno in corsa. “Status” è uscito il 20 gennaio e Lui è in giro per l'Italia per una presentazione via l'altra sin dal giorno prima: Padova, Marghera, Milano, Torino, Roma... fino all'1 febbraio non si ferma più di un giorno nello stesso posto. Talvolta ha due instore promotion nel giro di poche ore. Un circo che gli mancava, pur con tutte le sue contraddizioni. Lui è Marracash, rapper nato in Sicilia e adottato in tenera età da una Milano per niente tenera – si sa – con chi ha lo status di immigrato. Ma se la pasta è buona, viene fuori anche se stai alla Barona. E così è stato. E così sia.
Il nostro è un appuntamento telefonico, per forza di cose in viaggio, perché in questi giorni Marracash si siede solo quando incontra i fan e quando si sposta da una città all'altra. Allora saliamo anche noi su questo treno in corsa e trasformiamo ogni traccia in una stazione: un pensiero, un segreto, una riflessione su ogni graffito di voce.

Intanto “Bentornato”!
“Eh sì, bentornato... lo dico a me, che torno sulla scena e al pubblico che torna ad ascoltarmi. Bentornato a tutto questo baraccone che si crea quando esce un disco e torni in pista: ci sono aspetti affascinanti, altri meno, ma tornare a vedere i volti di chi ti ascolta non ha prezzo”.

“Vita da star”, insomma, come la canzone che canti con Fabri Fibra.
“Da un lato io non riesco a subire la vita senza dire la mia, quindi la possibilità di esprimermi è davvero una fortuna. Dall'altro, nel senso ironico che le diamo nella canzone, in Italia la vita da star è relativa: a una componente di fama che può essere anche molto forte non corrisponde sempre una componente economica altrettanto importante!”.

Una vita “Sushi e cocaina” (feat. Luchè)?
“A suo modo”.

“Status” ma anche tanto lavoro...
“Tantissimo lavoro! E lo dice uno che ha fatto tanti lavori diversi, anche pesanti... questo li batte tutti. Io non ambisco a uno status diverso a quello che mi sono guadagnato con il lavoro di questi anni. Lo status è quello che ti guadagni con il lavoro e con scelte come quella di non anche di non andare ai talent e in altri tipi di programmi e continuare invece a fare la mia musica”.

Una critica a chi i talent li fa? (Tipo Fedez, ndr.)
“Sono scelte. Non potrei mai fare qualcosa che mi impedisca di dire poi quello che penso o che tolga credibilità a quello che dico nelle mie canzoni”.

I talent non sono il tuo posto dunque... Quando ti senti “Senza un posto nel mondo?” (Feat. Tiziano Ferro)“La canzone è uno stato d'animo. Racchiude l'aspetto più emotivo di un disco sovversivo e poco ruffiano: ogni tanto stare da quella parte della barricata è frustrante e ti fa dire “che ci faccio qui?! Che cosa c'entro con loro?””.

E ti viene mai un desiderio di “Vendetta” nei confronti di quei “loro”?
“Beh sì. Quella canzone è il manifesto dell'album. La mia missione è quella di educare i ragazzi a essere ribelli. La mia vendetta è fare la musica che voglio fare ed essere un po' pifferaio magico, dando però al pubblico sempre qualcosa che non si aspetta”.

E non rischia i pubblico di ritrovarsi con “Sogni non suoi (tuoi nel titolo, ndr)”?
“Il pubblico può vivere sogni non suoi, ma non di certo i miei. La fatica è proprio quella di trovare il coraggio e la forza d'animo di inseguire i propri desideri... e così la bugia che diciamo più spesso è “Sto bene””.

E questo ci rimanda alla “Sindrome depressiva da social network”...
“Sì, quella per cui sorridi solo nel momento in cui fai clic. I social ti spingono a rendere la vita “interessante” agli occhi degli altri e ti fanno dimenticare di vivere in maniera interessante per noi stessi. Se ti stai divertendo, non passi la serata a farti foto”.

“A volte esagero” (feat. Coez, Salmo). Quando?
“Sempre, anche se qui gioco soprattutto sullo stereotipo del rapper ecocentrico”.

“20 anni (Peso)” e “Il nostro tempo”
“Il nostro è un tempo durissimo. “Ho vent'anni e non so che fare”, canto... un messaggio politico senza fermarsi solo alle statistiche”.

Col tuo album si va in tanti posti: “In radio”, “Nella macchina”... anche Di nascosto (feat. Guè): che cosa nascondi di solito?
“Io cerco di mettere in luce tanti aspetti diversi del mio carattere. Non parlo mai molto del disturbo bipolare che mi fa vivere in maniera molto netta stati d'animo molto forti”.

Chi sono “Bruce Willis” e “Don” (feat. Achille Lauro)?
“Alla fine del disco mi sono sentito come Bruce Willis a fine film: disinnescata la bomba, conciato per le feste, ma comunque in piedi con quel suo sorriso ironico. La canzone è venuta da sé a Los Angeles, proprio alla fine del lavoro sul disco. Don è il padrino, lo status che mi sono guadagnato nell'hip hop con il mio lavoro”.

Lasciamo stare il “Crack” e il misterioso “Untitled” e torniamo un momento “Nella macchina” (feat. Neffa). Chi ci porteresti, se non Neffa?
“Visto che ho una bella guida sportiva, ci porterei Matteo Renzi, magari si dà una svegliata!”