Mary D’Amelio, stuprata e uccisa a sassate alla fermata del treno

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Mary D’Amelio era una ragazza di 17 anni che venne aggredita, stuprata e uccisa a sassate nella serata dell’8 novembre 1987. La giovanissima studentessa si trovava a pochi passi dalla fermata del treno a Bovisa. A scoprire il suo corso esanime fu proprio il padre: l’uomo era alla ricerca disperata della figlia. Mary aveva l’obbligo di rincasare non oltre le 19:45. Si era da poco trasferita a Bollate ed era una ragazza splendida. Infatti, tutti la ricordano come una studentessa modello, che non si è mai ribellata, cattolica, quasi maggiorenne. Frequentava la quarta classe all’istituto ISS di Cremona. Come tutte le adolescenti aveva il suo grande amore: Marco. Non aveva ancora avuto il coraggio di parlare con lui o di iniziare una relazione, ma sul suo diario appuntava ogni suo pensiero.

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Mary D’Amelio, la storia

La serata di domenica 8 novembre 1987 è successa una tragedia. Mary D’Amelio stava tornando da un pranzo con i nonni intorno alle 14:30 del pomeriggio. Doveva raggiungere degli amici al Sphinx’s, di viale Papiniano per una festa. Poi, intorno alle 18:30 o massimo 18:45 avrebbe dovuto rincasare per cenare con i genitori. Purtroppo, però, alle ore 20 non si vedeva ancora nessuno. La mamma preoccupata ha iniziato a sperare che si trattasse di un semplice ritardo del treno, ma dopo un’attesa durata altri 15 minuti, i genitori raggiungono la stazione di Bovisa.

Un’illuminazione vuole che i genitori raggiungano via Candiano, dove la figlia aveva pranzato con i nonni. A pochi metri, infatti, trovano il suo corpo steso a terra senza vita: è pallida, ha il cappotto sulle spalle, i collant arrotolati sulle ginocchia e gli slip attorcigliati ai polpacci. Non aveva alcun livido o alcun segno di colluttazione. Il padre d’istinto si è precipitato in un locale per chiedere aiuto: “Mia figlia è ferita, fate presto!” urlava. All’arrivo dell’ambulanza, però, la giovane Mary non respirava più.

Le indagini

Pochi giorni dopo emerse che l’assassino della piccola Mary l’aveva aggredita, stuprata e uccisa a sassate. L’esame autoptico, inoltre, aveva mostrato che Mary era vergine e qualcuno aveva abusato di lei. La ragazzina, minuta e indifesa, era stata accompagnata nella sporcizia di un vicolo isolato per fare scempio del suo corpo. Infine, quattro giorni più tardi arriva una telefonata al commissariato: “Sono quello che ha ucciso Maria” diceva la voce dall’altro capo del telefono. “Sono stufo di leggere sui giornali che sono un drogato e un maniaco. Sono un ragazzo normale”. “La ragazza – conclude l’interlocutore – non la conoscevo. Volevo farmela e basta. Gridava lasciami stare. Faceva la preziosa, ho perso la testa. È stato un incidente“.

Il processo

Il caso di Mary D’Amelio impiegherà anni per superare il giudizio dei giudici. Tra gli imputati ci sono Siviero e Pirovano. Quest’ultimo viene considerato impunibile in quanto incapace di intendere. Pirovano lavorava con il padre di Mary ed era segretamente innamorato di lei. Secondo il suo racconto, Siviero avrebbe semplicemente assistito alla tragedia. Ma gli inquirenti ancora non gli credono. La polizia li lasciò andare entrambi.