A marzo c'è stato un picco del consumo di antibiotici in Italia

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AGI - Il consumo di antibiotici a marzo è raddoppiato rispetto a quello dello stesso mese nel 2019. Questo è uno dei dati emersi nel rapporto nazionale "L'uso degli antibiotici in Italia - Anno 2019" diffuso dall'Agenzia italiana del farmaco. "I macrolidi mostrano un incremento del 77 per cento rispetto al 2019, con l'azitromicina che fa registrare un aumento del 160 per cento", si legge nel documento.

L'azitromicina è stato uno dei farmaci che a inizio pandemia si pensava fosse di qualche utilità. Si tratta di un antibiotico della famiglia dei macrolidi, autorizzato per il trattamento di infezioni delle alte e basse vie respiratorie, infezioni odontostomatologiche, infezioni della cute e dei tessuti molli, uretriti non gonococciche, ulcere molli.

Esistono prove che i macrolidi esercitino effetti benefici nei pazienti con malattie polmonari infiammatorie, oltre alla loro capacità di inibire la replicazione dei batteri patogeni. Tuttavia, l'Aifa rileva che "la mancanza di un solido razionale e l'assenza di prove di efficacia non consente di raccomandare l'utilizzo dell'Azitromicina, da sola o associata ad altri farmaci con particolare riferimento all'idrossoclorochina, al di fuori di eventuali sovrapposizioni batteriche".

In generale, secondo il nuovo report, il consumo di antibiotici registrato nel primo semestre 2020 nell'ambito dell'assistenza convenzionata è stato più basso del 26,3 per cento rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. Anche per quanto riguarda gli acquisti diretti "si rileva una lieve riduzione pari all'1,3 per cento", scrive l'Aifa. Ma il picco registrato a marzo, in concomitanza con la pandemia, lascia supporre un uso inappropriato di antibiotici.

I farmaci più prescritti ai bambini

Gli antibiotici sono i farmaci più prescritti nella popolazione pediatrica e 4 volte su 10 non vengono scelti quelli di prima linea. "Il 40,9 per cento della popolazione pediatrica (0-13 anni) ha ricevuto almeno una prescrizione di antibiotici nel corso dell'anno", si legge nel report.

"Il maggior livello di esposizione si evidenzia nella fascia compresa tra 2 e 6 anni. Oltre il 40 per cento delle prescrizioni nella popolazione pediatrica - continua - non ha riguardato un antibiotico di prima scelta in base alla classificazione Oms". Un utilizzo così frequente, specifica l'Aifa, è in parte dovuto all'elevata incidenza delle malattie infettive in questa fascia d'età.

"Diversi possono essere i fattori che contribuiscono a un uso eccessivo e spesso inappropriato degli antibiotici nella popolazione pediatrica, tra questi la difficoltà a effettuare una diagnosi microbiologica dell'infezione, la preoccupazione da parte dei pediatri di una scarsa compliance per antibiotici che richiedono 2 o 3 somministrazioni giornaliere e infine le pressioni da parte dei genitori, che inducono spesso il pediatra a una scarsa aderenza alle raccomandazioni delle linee guida esistenti", si legge nel report.

"Gli antibiotici di prima linea sono quelli da utilizzare in prima istanza per una specifica condizione clinica, anche perchè consentono di ridurre il rischio di reazioni avverse e lo sviluppo di resistenze batteriche", specifica l'Aifa.

Superata la media europea

Il consumo di antibiotici in Italia nel 2019 si è mantenuto superiore rispetto alla media europea. Complessivamente nel 2019 il consumo totale di antibiotici (comprensivo dell'acquisto privato) è stato di 21,4 dosi ogni mille abitanti: il 73 per cento erogate da parte delle farmacie territoriali a carico del Sistema sanitario nazionale (prescritte prevalentemente dai medici di medicina generale e dai pediatri, l'8,9 per cento erogate dalle strutture sanitarie pubbliche; il 18,2 per cento acquistate privatamente.

Secondo il rapporto dell'Aifa persiste il problema dell'abuso di antibiotici, che supera il 25 per cento in tutte le condizioni cliniche studiate (influenza, raffreddore comune, laringotracheite, faringite e tonsillite, cistite non complicata e bronchite acuta) a eccezione della bronchite acuta. Tutti gli usi inappropriati degli antibiotici per le infezioni delle vie respiratorie sono stati registrati in maggioranza al Sud, nella popolazione femminile e negli individui di età avanzata.

"L'uso inappropriato degli antibiotici concorre ad aggravare il problema della resistenza batterica agli antibiotici, rendendo sempre meno efficaci farmaci che in molte situazioni rappresentano dei veri e propri salvavita", si legge nel report.