Covid e lockdown: Marzo ci ha salvato, Agosto ci ha rovinato

Luciana Matarese
·Giornalista
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(Photo: KONTROLAB via Getty Images)
(Photo: KONTROLAB via Getty Images)

Stiamo messi meglio degli altri, in Italia l’evoluzione del contagio non ha toccato i livelli raggiunti negli altri Paesi. Lo attestano i numeri, il Ministro della Salute, Roberto Speranza - pur invitando sempre alla prudenza perché “la battaglia non è vinta” - continua a ripeterlo, lo hanno certificato Financial Times e Wall Street Journal, confrontando i nostri dati con quelli di Francia, Spagna e Regno Unito - al momento le nazioni europee più colpite dal virus - dove la situazione va decisamente peggio.

Negli ultimi tempi, però, lo scenario sta cambiando e rapidamente, settimana per settimana i nuovi contagi sono raddoppiati ed è cresciuto sensibilmente il numero dei ricoverati negli ospedali e nei reparti di terapia intensiva. Il vantaggio accumulato, quindi, rischia di consumarsi velocemente. Non a caso il Governo ha approvato, con il nuovo Dpcm, un pacchetto di misure nel tentativo di invertire la rotta e scongiurare il rischio, che è il timore più grande, di un nuovo lockdown generalizzato, ieri annunciato dal microbiologo Andrea Crisanti già per Natale.

Eppure la situazione non è ancora del tutto perduta. Vale la pena, quindi, analizzare ancora una volta le ragioni della condizione più favorevole nella quale il nostro Paese si trova e che, se non si interviene con azioni mirate e immediate per modificare il trend, non durerà ancora per molto. Come fanno notare Walter Ricciardi e Giorgio Sestili, professore ordinario di Igiene e Medicina Preventiva all’Università Cattolica e consulente del Ministro Speranza il primo, fisico, fondatore e curatore insieme ad altri studiosi della pagina Facebook Coronavirus: Dati e analisi scientifiche” il secondo.

Per Ricciardi la ragione principale per cui adesso l’Italia sta meglio di altri - di Francia, Spagna e Regno Unito, in particolare - sta nel fatto “di aver seguito la strada indicata dalle evidenze scientifiche. Se avessimo continuato con quell’approccio staremmo ancora meglio - considera il consulente del Ministro della Salute - abbiamo fatto molto bene fino all’estate, quando poi sono stati commessi sbagli che, per la natura precipua del virus che non perdona e i cui effetti si misurano dopo settimane, stiamo pagando ora”.

Errori che altrove sono stati fatti prima, “non a caso in Francia e in Spagna hanno riaperto molto prima, a maggio, a giugno ed ecco che la situazione è peggiorata prima di quanto è accaduto da noi. Israele sta malissimo perché dopo aver gestito una fase molto buona ha sbracato su tutto”.

A mettere al riparo l’Italia fino a un certo punto, dunque, è stato il lockdown, i cui effetti si sono registrati fino all’estate. Quando poi si sono attivati quelli che Ricciardi definisce “i due detonatori”: la mobilità dei ragazzi nel Paese e all’estero e gli assembramenti nelle discoteche. Nei mesi estivi, il Governo è intervenuto bloccando i voli da tredici Paesi, ma “il meccanismo delle decisioni eterogenee delle Regioni non ha aiutato a limitare la diffusione del contagio”, puntualizza lo scienziato. Adesso ci troviamo a fare i conti “con un po’ di tempo perduto e servono azioni immediate”. D’accordo, il Dpcm prevede una serie di misure, ma bisogna “migliorare il trasporto pubblico locale e il sistema di testing e tracciamento e incoraggiare tutto ciò che favorisce il distanziamento, a cominciare dallo smart working”, fare di tutto “per evitare un nuovo lockdown - che avverte Ricciardi - potrebbe verificarsi già tra un mese”.

Stessa lunghezza d’onda, Sestili.

“I numeri dicono che in questo momento l’Italia è in una situazione migliore - spiega - Negli altri Paesi - penso a Francia, Spagna e Regno Unito - è cominciata a salire da agosto, noi abbiamo ritardato l’avvio dell’incremento. Ed è dipeso essenzialmente da due fattori: un lockdown più lungo e stringente e una maggiore cautela nella riapertura, realizzata a tappe fino al 4 giugno. A differenza di quanto è accaduto negli altri Paesi - mi riferisco prima di tutto alla Francia - le scuole nel precedente anno scolastico non hanno riaperto. Ancora, tutti i dipendenti pubblici hanno lavorato in regime di smart working. In questo modo il virus è circolato molto meno nei mesi estivi, a lungo abbiamo registrato in media 200 nuovi contagi al giorno”.

Fin qui quelle che Sestili definisce le cause evidenti, che possiamo dimostrare con i numeri”. Poi ci sono quelle meno evidenti”. Comportamenti degli italiani, prima di tutto. “È possibile che la tragedia vissuta abbia fatto sviluppare una maggiore sensibilità per il rispetto delle regole. Siamo diventati molto bravi a indossare le mascherine, a rispettare il distanziamento e le norme igieniche anti contagio. Esattamente come è accaduto in Germania, che anche nel numero dei contagi, procede di pari passo all’Italia”.

A fine settembre, durante un question time in Parlamento, il premier britannico Boris Johnson ha sostenuto che la resistenza dei suo concittadini a rispettare le norme anti-Covid è anche frutto della mentalità liberale, o libertaria, più diffusa nel Regno Unito rispetto a molti altri Paesi”, tra cui il nostro. Parole alle quali il nostro presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, replicò: Anche noi italiani amiamo la libertà, ma abbiamo a cuore anche la serietà”.

Un episodio che per Sestili conferma il fatto che all’estero hanno preso questo virus più alla leggera, forse perché non hanno avuto in casa la tragedia che si è verificata da noi”.

Il vantaggio accumulato, però, rischia di esaurirsi. La dinamica dell’andamento dei contagi che registriamo oggi è la medesima degli altri Paesi. A meno che non anticipiamo mosse che all’estero non sono state fatte, ci ritroveremo nelle stesse condizioni di Francia, Spagna e Regno Unito”.

Servono azioni forti e immediate per scongiurare il rischio di un nuovo lockdown che già si annuncia per Natale. Ma non dobbiamo arrivarci”. Bisogna pensarci ora subito” al di là di quanto previsto nel nuovo Dpcm, per Sestili insufficiente a contenere una dinamica di crescita esponenziale dei casi come quella con cui stimo facendo i conti”.

La tempistica è fondamentale . In Francia è scattato il coprifuoco, ma avrebbero dovuto farlo prima”. Possiamo ancora farcela a invertire la rotta, ma dobbiamo fare in fretta” perché “di questo passo tra due, tre settimane potremmo contare 10-15 mila nuovi positivi al giorno”.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.