Mascherine al chiuso, Speranza: "Non è il momento di parlarne"

·2 minuto per la lettura

Non è il momento di parlare delle mascherine al chiuso. A metterlo in chiaro è il ministro della Salute, Roberto Speranza, all'evento di SkyTg24 Live In Firenze. "Abbiamo iniziato un percorso di grande gradualità dal 26 aprile, facendo un passo alla volta senza precipitare tappe che ci avrebbero fatto pagare un prezzo. E' passato circa un mese e possiamo dire che i numeri ci hanno dato ragione" ha detto Speranza. Ma "non è il momento di aprire una discussione sulle mascherine al chiuso".

"L'unico Paese che lo ha fatto - ha continuato il ministro riferendosi all'eliminazione dell'obbligo di mascherine al chiuso - è stato Israele, ma in queste ore in quel Paese c'è un dibattito in corso e probabilmente verrà ripristinato l'obbligo di mascherine al chiuso. Io credo che noi abbiamo bisogno di verificare l'impatto delle varianti. Le vaccinazioni vanno avanti, i nostri numeri sono incoraggianti e c'è stata un'accelerazione significativa in Europa e l'Italia è uno dei Paesi che sta vaccinando di più. Ma abbiamo l'incognita varianti" che va presa in considerazione.

"Abbiamo eseguito una nostra verifica, i cui dati saranno resi pubblici nei prossimi giorni dall'Istituto superiore di sanità (Iss), che ci consentirà di capire esattamente qual è l'incidenza della variante Delta così come di tutte le altre nel nostro Paese - ha detto Speranza - L'ultima survey ha dato un riscontro basso, dell'1%. Ma abbiamo un'aspettativa di un dato significativamente più alto perché è evidente che, come ci dice l'Agenzia europea Ecdc, questa variante è più veloce nel diffondersi e quindi diventerà in un tempo medio molto più presente e la previsione è che diventerà ben presto prevalente e prenderà il posto della variante Alpha".

"Penso sia giusto seguire con la massima attenzione" la variante Delta e le altre presenti in Italia, "non essere preoccupati sarebbe sbagliato, dobbiamo esserlo per forza di fronte a questa insidia. Ma abbiamo potenziato il sequenziamento e continueremo a farlo e poi questo deve portarci a tenere quell'atteggiamento di prudenza", ha continuato il ministro, ricordando le parole di Draghi e Merkel: "Siamo ancora dentro una sfida. Abbiamo l'obbligo di dire la verità. Non è finita". Ma "va meglio di prima. Per un ministro della Salute avere quasi 4mila persone in terapia intensiva per Covid era una cosa drammatica. Oggi quando dico che siamo poco sopra i 320 vuol dire che abbiamo numeri migliori, ma non è finita. E' una sfida ancora aperta e una delle incognite viene dalle varianti".

Il nostro obiettivo è creare un luogo sicuro e coinvolgente in cui gli utenti possano entrare in contatto per condividere interessi e passioni. Per migliorare l’esperienza della nostra community, sospendiamo temporaneamente i commenti sugli articoli