Mascherine Covid, "ecco le inadatte ai volti europei"

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Alcune non filtrano abbastanza, altre sono nate per visi diversi da quelli europei e non aderiscono bene. I certificati? Ne girano tanti falsi. Le promesse con cui sono presentate? Talvolta improponibili. E' una giungla quella delle mascherine, nuove compagne di vita degli abitanti del pianeta in era pandemia. Un mercato complesso abitato da "sprovveduti", ma anche da tanti "banditi", spiega chi l'ha messo sotto la lente del microscopio. Era aprile, l'Italia nel pieno del primo tsunami Covid-19 sperimenta la 'fame' di dispositivi di protezione individuale. Servono guanti, camici, tute, occhiali, visiere e soprattutto mascherine per difendersi dal virus sconosciuto, un nemico invisibile che si pensava lontano e invece era già in patria.

Un'azienda - Fonderia Mestieri - decide di creare un laboratorio con tutti i requisiti necessari per testare questi prodotti scudo. Il 'Laboratorio di misura filtrazione tessuti', spiega all'Adnkronos Salute Marco Zangirolami, ex metrologo del Cnr e presidente di Fonderia Mestieri, "è nato egoisticamente per testare un nostro Dpi - che in questo momento stiamo solo regalando a chi ne necessita - perché ad aprile, quando siamo stati pronti, non esisteva nessun laboratorio in Italia in grado di verificarlo. Durante questa fase, alcuni importatori onesti ci hanno fatto testare le maschere che importavano ritenendo anche loro che la sola verifica documentale non garantisse la qualità del prodotto".

Da qui la sorpresa: "Non tutta questa attività iniziale è stata documentata - premette - ma ritengo di aver controllato almeno un centinaio di prodotti dei quali circa il 50% non aveva un requisito di filtrazione sufficiente. Tutte quante" le mascherine finite sotto esame "invece non raggiungevano il requisito di tenuta sul volto richiesto" dalla norma europea "EN 149, in quanto la forma 'KN95', che presumibilmente ben si adatta alla morfologia del volto orientale (naso piccolo, zigomi quasi inesistenti), non funziona sul volto europeo".

Per Zangirolami non è una questione di area geografica in cui è localizzata la produzione. "La 'Seconda legge fondamentale della stupidità umana' dice che la probabilità che una certa persona sia stupida è indipendente da qualsiasi altra caratteristica della persona stessa - sorride l'esperto - E così vale anche per i banditi. Non è la provenienza il problema, è la singola organizzazione che deve essere onesta".

Dal laboratorio di Fonderia Mestieri, che ha sede a Torino ed è un laboratorio qualificato dall'ente accreditato italiano Eurofins Product Testing Italy, sono passate anche tante mascherine italiane. "Questo perché accogliamo i nuovi produttori direttamente in laboratorio per fare i pre-test (un po' come la pre-revisione per la macchina), in modo da arrivare all'iter certificativo avendo superato tutti gli eventuali problemi".

Le mascherine tricolore hanno passato l'esame? "Nessuna ha passato il test completo al primo colpo, ma tutte sono arrivate alla fine di un lavoro più o meno lungo di messa a punto superando a pieni voti tutte le 129 prove e i 37 condizionamenti previsti dalla norma Uni EN 149". Zangirolami prende in prestito il 'grafico della distribuzione comportamentale' elaborato nel saggio satirico 'Allegro ma non troppo' dello storico Carlo Cipolla per dividere in 4 categorie gli attori che si muovono in questo mercato. "L'industria italiana - dice - si piazza nel quadrante degli sprovveduti (per adesso), perché fidandosi delle promesse gli imprenditori hanno investito - e anche pesantemente - per produrre seriamente e adesso si trovano a concorrere con mascherine importate a 20 centesimi di euro, quando il costo della sola materia prima si attesta a circa 40".

"La sfida - conclude l'esperto - sarebbe equa se i bandi non fossero al puro ribasso ma cercassero e controllassero anche la qualità del prodotto. E non solo sulla carta. Non avete idea di quanti certificati falsi ci sono in giro, per non dire di peggio".