Mascherine sotto il mento (o al braccio), cosa ne pensa il professor Massimo Galli

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Roma, 16 giu. (askanews) - Un normale pomeriggio di giugno in una grande citt italiana come Roma. Per strada la mascherina pochi ce l'hanno, quasi mai nella sua posizione utile a coprire naso e bocca, bens al collo, sotto il mento, o tenuta a mo' di bracciale. Persone al ristorante o al tavolo degli aperitivi, all'aperto ma vicine, che parlano, animatamente, senza mascherine. Nel pulviscolo serale, in contro luce, le "droplets" quasi luccicano. Nugoli di bambini, ragazzi, e non pi ragazzi, che improvvisano partitelle di pallone al parco. Tutto finito? Sparito o attenuato (in Italia) il virus che ci ha tenuti mesi chiusi in casa?

Bando alle "fanfaluche", per Massimo Galli, direttore della terza divisione di malattie infettivedell'Ospedale Sacco di Milano, il "virus sempre l ed sempre lo stesso". Per restare al caso Roma "al San Raffaele Pisana l'epidemia c' gi stata, i miei colleghi all'ospedale Tor Vergata hanno dei casi di persone intubate, in cui la malattia sempre quella che era". Il focolaio di Sars-Cov-2 al San Raffaele, infatti in pochi giorni ha fatto contare 112 contagi e 5 decessi. Quindi "non diciamo fanfaluche: il virus quello che , e nel momento in cui infetta la persona giusta, e cio quella con i fattori di rischio particolari, la porta fino alle condizioni in cui ha portato le persone all'inizio dell'epidemia".

Quindi casi gravi, intubate in terapia intensiva, e anche decessi. "Per cui speriamo soltanto nel fatto che il distanziamento sia stato sufficiente, nel periodo in cui avvenuto per rendere estremamente pi limitato il rischio di una ulteriore ripresa dell'epidemia", ma " difficile pensare di esserselo lasciato alle spalle".

Il problema semmai per l'infettivologo quello delle "regole", di quali regole seguire, complice forse un effetto boomerang non calcolato: "Le regole di contenimento sono importanti, ma alcune di queste regole sono state talmente enfatizzate ed estremizzate, soprattutto quelle che hanno riguardato la riapertura di molti esercizi pubblici, da essere diventate difficilmente applicabili. E rendendole difficilmente applicabili, hanno perso mordente e significato. Stare distanziati e usare la mascherina relativamente semplice da fare. Invece per andare al bar o al ristorante, ad esempio, si devono seguire delle regole estremizzanti, al limite dell'applicabilit, e quindi probabilmente diventano ampiamente disattese o comunque portano ad un comportamento di scarsa attenzione. Credo che la questione vada ripresa e riconsiderata nel suo complesso, cercando di rivalutare e uniformare le disposizioni che sono state fatte finora". Ovvero "meno regole ma che siano rispettate, bisogna cercare di far rispettare il minimo indispensabile. Perlomeno cercare di mantenere le precauzioni e il distanziamento cos come sono state prospettate fin dall'inizio".

Si ritorna alle tre regole base: "Distanziamento, mascherine e igiene delle mani", che "vanno mantenute nei limiti dell'applicabilit. Nel senso che, ad esempio, dove c' il distanziamento non diventi indispensabile l'uso perenne della mascherina". Ma se le persone poi non fanno questo "minimo indispensabile" si pu solo "incrociare le dita". Perch ricorda l'infettivologo: "Il virus sempre l" e "visto che il vaccino non ci sar subito, quello che dobbiamo fare mantenere determinate precauzioni, non ci sono alternative".

Un'altra cosa importante per Galli sono le tre T, testare, tracciare, trattare: "Devono necessariamente essere considerate con maggiore attenzione e occorre dargli maggiore applicazione". Perch "ha pi senso un tampone in pi o un test sierologico in pi che, soprattutto in questa fase, lastricare di plexiglas il mondo".