Massimo Giannini: "Ho visto tante persone morire, alcune se ne vanno senza un ultimo saluto"

Adalgisa Marrocco
·Contributor HuffPost Italia
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Massimo Giannini in collegamento a Otto e mezzo (Photo: la7)
Massimo Giannini in collegamento a Otto e mezzo (Photo: la7)

“Ho visto persone morire, è stata un’esperienza dura e ho deciso di non nasconderla”. A parlare è Massimo Giannini, direttore del quotidiano La Stampa che, in collegamento durante la trasmissione Otto e mezzo su La7, racconta la sua esperienza col Covid.

Il giornalista è stato ricoverato al Gemelli ed è stato dimesso da pochi giorni: “Mi considero fortunato, voglio testimoniare cosa succede lì dentro perché c’è bisogno di capire. Ho cercato di capire cosa succede in quei 3 gironi danteschi: nel reparto pulito-sporco sono ricoverati i pazienti un po’ meno gravi, sono chiusi in stanze da cui non possono uscire”, ha detto.

E ancora: “La porta si apre solo quando entrano medici, infermieri e operatori sanitari. Entrano tutti bardati, poi escono e non li rivedi più fino alla volta successiva. Quello che mi ha colpito di più è stato vedere quanti giovani sono ricoverati, quante persone stanno male. Ho visto la procedura di pronazione, io sono stato solo con l’ossigeno e non sono andato oltre per fortuna”.

“Per i pazienti pronati non è sufficiente l’ossigeno: vengono sedati, intubati e per 16 ore vengono ricoverati sul lettino a pancia in sotto, in una posizione guidata da un rianimatore esperto. Per le successive 8 ore vengono collocati supini: 16 ore pronati, 8 supini, 16 pronati, 8 supini… Avanti così per giorni, i polmoni devono distendersi. Se succede, si viene estubati e al risveglio si può dire ‘sono salvo’. Se non succede, i pazienti se ne vanno senza accorgersene, senza nessuno che gli dia l’ultimo saluto”, aggiunge.

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Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.