Matias Cravero ad HuffPost: "Noi, 'figli' di Greta, in piazza finché non ci ascolterete"

Lucio Perotta
Matias Cravero

Matias Cravero ha 20 anni, è originario di Perugia e studia scienze politiche. Lo incontriamo a Lecce, dove partecipa alla Giornate del Lavoro organizzate dalla Cgil. “Ma non sono il portavoce di Friday for Future in Italia”, si affretta a dire timido mentre si presenta. I temi della sostenibilità, del clima e dell’ambiente si legano strettamente con quelli del lavoro e dei diritti. “Essere un ragazzo del venerdì significa rendersi conto di ciò che sta avvenendo al nostro pianeta, saper leggere tutto quello che avviene nella nostra società”, commenta ad HuffPostl’ultima, partecipata manifestazione mondiale. “Ma non può bastare il cambiamento di stile di vita di ognuno di noi - commenta Cravero -. C’è bisogno di uno stravolgimento nel modello di sviluppo e di rendersi conto che se questo non avviene il nostro futuro sulla Terra è messo a rischio”.

I risultati del movimento lanciato da Greta Thunberg stanno arrivando, a più di un anno dalla nascita. E non solo da parte dei milioni di persone che, ispirate dalla 16enne attivista svedese, hanno cambiato le proprie abitudine quotidiane. Ma anche dalle istituzioni e dalla politica: l’annuncio della Cancelliera Angela Merkel dell’investimento di 100 miliardi di euro della Germania entro il 2030 nel green è un chiaro segnale che “l’effetto Greta” si fa sentire. “Il merito di Greta è stato quello di dare una faccia alle nostre battaglie e trasmetterne l’urgenza. Ha svegliato una consapevolezza diffusa che c’era, e lo vediamo dai risultati che otteniamo ogni venerdì in piazza. Prima di lei questa forza non era stata canalizzata: l’ha resa nota e trasversale, ha lanciato un messaggio chiaro e semplice”.

Ma Greta è la sola leader al comando. In Italia stenta a emergere un giovane che possa, come ha fatto l’attivista svedese, canalizzare il messaggio. Matias ci spiega il perché: “Abbiamo deciso di non darci figure di spicco all’interno del nostro movimento perché...

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