Mattarella: bene le critiche ma ciascuno si impegni per cambiare

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AGI - Va bene criticare, ma bisogna anche riconoscere i passi avanti compiuti e avere il coraggio di cambiare. Sergio Mattarella ricorda con alcuni ragazzi i 75 anni della Repubblica e risponde alle loro domande sul passato ma soprattutto sul futuro. E dunque fa notare che dalla fine della Seconda guerra mondiale non ci sono state più guerre, ma che la pace va costruita giorno per giorno e che questo compito è più facile grazie all'Europa, sollecita un impegno di ciascuno per migliorare le condizioni di vita nel nostro Paese e ammette che sulla parità di genere c'è ancora molta strada da fare. 

L'occasione è la partecipazione a una trasmissione di Rai Gulp, con tre ragazzi che esprimono le loro domande e i loro dubbi. Tancredi, 10 anni, chiede "come sperare anche noi in un domani migliore, più giusto, quando ci dicono che tutto peggiora e già lasciare le cose come stanno sarebbe un successo". "Chi dice così sbaglia" afferma il Presidente della Repubblica. "Questi sono, abitualmente, pensieri di alcune persone che, invecchiando, ritengono che sia sbagliato, tutto quanto appare diverso dai loro tempi. Non si deve, mai, smettere di aver fiducia - e di impegnarsi - per un futuro migliore". "Parlare soltanto delle cose che non vanno, è, un po', un'abitudine" spiega Mattarella, per il quale "bisogna parlarne, per migliorare, cambiare, certamente anche per criticare quel che non va. Ma, soprattutto, dobbiamo partecipare. Essere, cioè, protagonisti degli eventi, del cambiamento. Sarebbe sbagliato – anche – ignorare, o sottovalutare, i tanti progressi, che abbiamo fatto, nella vita della Repubblica, dalle condizioni degli anni Quaranta a quelle di oggi".  

La citazione di Jfk

Il Presidente cita la famosa frase del presidente Usa John Fitzgerald Kennedy, che nel 1961 disse: "Non chiederti cosa può fare il tuo Paese per te. Chiediti, cosa puoi fare tu per il tuo Paese”. Dunque, chiediamo alle Istituzioni di occuparci di noi, ma "è anche bene ricordare che le Istituzioni, in fondo, siamo noi stessi; e che riflettono quanto, noi, siamo stati capaci di fare, per il bene comune". "E' assolutamente giusto che, ciascuno, chieda che le Istituzioni si preoccupino della sua condizione, ma è anche bene ricordare che le Istituzioni, in fondo, siamo noi stessi; e che riflettono quanto – noi - siamo stati capaci di fare, per il bene comune" chiarisce Mattarella.     

Tra i crucci dei ragazzi c'è il rischio di conflitti. "La pace, non è data una volta per sempre. Va costruita, e assicurata, ogni giorno, nei comportamenti concreti" fa notare il Capo dello Stato. Ai timori di Francesco, sul possibile ritorno di guerre dopo tanti anni di pace, il Capo dello Stato risponde rassicurante, "ma è una responsabilità, che riguarda ciascuno di noi" spiega. 

La parità di genere

Infine Elena, undici anni, chiede se la sua generazione potrà finalmente vedere realizzata la parità di genere. "La parità di diritti, tra donne e uomini, nelle leggi italiane, è piena; ed è stata raggiunta da molti anni, in base alla Costituzione. Non è invece ancora così, per la sua, concreta, realizzazione" ammette Mattarella che nota come per la parità reale tra i generi "c'è ancora strada, molta strada, da fare". "Dal 1948 a oggi, sono stati fatti, nel corso degli anni, tanti passi in avanti" racconta il Presidente della Repubblica. "Pensiamo all'ingresso, delle donne, nella Magistratura, nelle Forze Armate, nei Corpi di polizia. Ma per raggiungere una effettiva parità, dobbiamo rimuovere quegli ostacoli, che rendono tuttora difficile, alle donne, lavorare, raggiungere le posizioni più importanti, partecipare, in egual misura, alla vita delle istituzioni; e così via". "A questo scopo, Elena, sono necessari altri interventi - conclude il Capo dello Stato -. Per esempio strumenti, adeguati, per la conciliazione tra lavoro e vita familiare. C'è ancora strada, molta strada, da fare". 

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