"Mattarella ci riceva". L'appello dei familiari delle vittime di Bergamo

Manuela D'Alessandro

AGI - "Chiediamo al presidente Mattarella di riceverci quando verrà a Bergamo, sarebbe da parte sua un atto dovuto e di riconoscimento del dolore di chi ha perso delle persone care nella nostra città massacrata dal virus per responsabilità ancora tutte da accertare da parte della magistratura".

Lo dice all'AGI l'avvocato Consuelo Locati che fa parte del Comitato 'Noi denunceremo', nato dall'omonima pagina Facebook catalizzatrice di migliaia di testimonianze firmate da chi ha perso un affetto durante la pandemia e, spesso, ritiene di essere vittima di un'ingiustizia.

La richiesta al Capo dello Stato

In vista della visita fissata al 28 giugno del capo dello Stato, Sergio Mattarella, l'avvocato Locati, a cui è morto il padre a causa dell'infezione, chiede "un riconoscimento per quello che stiamo facendo. Lavoriamo giorno e notte per dare voce a queste persone e sarebbe bello che, oltre a noi del Comitato, il presidente incontrasse alcune di loro.

Mattarella è una delle poche figure istituzionali ancora rispettate dalla gente ed è super partes. Per noi, che non abbiamo nessun colore politico, significherebbe essere riconosciuti al di là degli schieramenti".

Il "denuncia-day"

Per mercoledì di questa settimana intanto, il Comitato presieduto dal commercialista Luca Fusco al quale il Covid ha portato via il padre, si prepara per quello che Locati definisce il 'Denuncia-day".

"Depositeremo le prime 50 denunce alla Procura di Bergamo e lo faremo noi del Comitato assieme ai familiari delle vittime. Abbiamo deciso che è giusto così, che vengano anche loro in prima persona per evitare la spersonalizzazione della denuncia depositata dall'avvocato. Una signora dal Friuli ci ha già annunciato che verrà apposta. Serve anche a sottolineare come la magistratura abbia un'investitura non solo giuridica ma anche morale nel prendersi carico di queste denunce. L'ultima che presenterò sarà quella per la morte di mio padre, ora sono impegnata a dare voce a chi non ce l'ha".