##Mattarella: con fiducia e coesione Italia può pensare al domani

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Roma, 31 dic. (askanews) - Fiducia, responsabilità, solidarietà e soprattutto positività. È questo il messaggio che il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha mandato agli italiani con il suo discorso di fine anno. Quasi un controcanto alla rassegnazione che sembra attraversare il Paese in questo momento di oggettiva difficoltà e al declino nazionale che da alcune parti viene indicato essere in atto. Non ha usato parole negative Mattarella, nè ha "richiamato all'ordine" le forze politiche facendo sermoni o prediche. Ha di fatto lasciato intendere che nel Paese, al di là degli scontri che caratterizzano il governo al suo interno e il governo contro l'opposizione, non si vive un clima di guerra civile politica. L'invito che emerge nei confronti del Paese è quello di darsi da fare, essere coesi, puntare sui giovani, sul lavoro e su quella corresponsabilità su interessi e valori senza i quali il Paese non può andare avanti. Con fiducia e coesione il futuro dell'Italia potrà essere positivo. "La cultura della responsabilità", ha detto, "costituisce il più forte presidio di libertà e di difesa dei principi su cui si fonda la Repubblica". Come dire che per mandare avanti la nostra comunità deve esserci fiducia e responsabilità collettiva.

Fiducia. È stato il termine ricorrente nel discorso del capo dello Stato. Fiducia, a cominciare da quella che il Paese riscuote all'estero dove c'è "una domanda diffusa di Italia", anche se "abbiamo problemi da non sottovalutare". A cominciare dal "lavoro che manca per tanti" e dalla necessità di "rilanciare il nostro sistema produttivo". Una fiducia che viene dall'estero e che, ha esortato Mattarella, dovrebbe "indurci ad averne di più in noi stessi", dando "corpo alla speranza di un futuro migliore".

Una fiducia che "va trasmessa ai giovani". Secondo Mattarella "le nuove generazioni" hanno una visione più lunga, "avvertono meglio degli adulti" temi che "soltanto con una capacità di osservazione più ampia si possono comprendere. E affrontare la dimensione globale e la realtà di un mondo sempre più intedipendente". Certo per promuovere la fiducia, ha sottolineato il presidente, "è decisivo il buon funzionamento delle pubbliche istituzioni che devono alimentarla, favorendo la coesione sociale. E questo è possibile assicurando decisioni adeguate, efficaci e tempestive sui temi della vita concreta dei cittadini".

In questo senso Mattarella ha richiamato alla "cultura della responsabilità" che "riguarda tutti: dalle formazioni politiche ai singoli cittadini alle imprese".

I giovani come volano per una iniezione di fiducia al Paese anche sul clima, tema ormai all'ordine del giorno nei consessi internazionali. Le nuove generazioni, ha affermato il capo dello Stato, "hanno una chiara percezione dei mutamenti climatici", una questione che "non tollera ulteriori rinvii nel farvi fronte". Anche perché le scelte ambientali, ha sostenuto Mattarella, "non sono soltanto un indispensabile difesa della natura" ma "rappresentano anche una opportunità importante di sviluppo". I giovani, ha detto ancora, ai quali "dobbiamo dare fiducia anche per evitare l'esodo verso l'estero".

Anche nelle famiglie "dobbiamo riporre fiducia", ha detto Mattarella, perché "su di esse grava il peso maggiore degli squilibri sociali".

Insomma quello che chiede alla fine il capo dello Stato è "coltivare la virtù del civismo, del rispetto delle esigenze degli altri, del rispetto della cosa pubblica". Avere quel senso civico che "argina aggressività, prepotenze, meschinità, lacerazioni dlle regole della convivenza". In questo quadro non poteva mancare un accenno ai social, che a volte si trasformano in "uno strumento per denigrare, anche deformando i fatti. Sovente ricorrendo a profili fittizi di soggetti inesistenti per alterare lo scambio di opinioni, per ingenerare allarmi, per trarre vantaggio dalla diffusione di notizie false".

Ma l'"Italia vera è una sola: quella dell'altruismo e del dovere", ha chiarito Mattarella sostenendo che l'entrata "negli anni venti del nuovo secolo", dopo "un decennio impegnativo", fornisce l'occasione per "ampliare l'orizzonte delle nostre riflessioni", per "pensare al domani". Rendendosi conto che "il futuro è già cominciato".