Mattarella nei Balcani, Fruscione: vera sfida geopolitica per Ue

Image from askanews web site
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Roma, 6 set. (askanews) - La visita del presidente della Repubblica Sergio Mattarella in Albania e Macedonia del Nord conferma la posizione dell'Italia in seno all'Unione europea (Ue) a favore di un'accelerazione del processo di integrazione europea dei Balcani che "sono la vera sfida geopolitica per l'Ue". Perché "meno Europa c'è nei Balcani e più questa assenza viene riempita da altri attori", che guardano più ai propri interessi, "a discapito della stabilità regionale". Questa l'opinione dell'analista dell'Ispi, Giorgio Fruscione, interpellato da askanews sull'imminente visita di Mattarella nei due Paesi con cui l'Ue ha avviato negoziati di adesione il 19 luglio scorso, dopo che Skopje aveva ricevuto lo status di Paese candidato nel 2005 e Tirana nel 2014.

Italia preme per accelerare integrazione Ue

L'arrivo di Mattarella a meno di due mesi dall'avvio dei negoziati Ue "è una conferma del supporto, dell'appoggio diplomatico da parte di uno dei Paesi membri che è sempre stato più propositivo riguardo all'integrazione della regione balcanica, caratteristica non comune degli Stati membri, come ci dimostra il ritardo stesso con cui si è arrivati all'avvio dei negoziati", ha commentato Fruscione. "L'Italia - ha rimarcato - è sempre stata tra quei Paesi che sono per accelerare il processo di integrazione della regione e questa visita ha sicuramente questo valore simbolico".

Alla domanda se ora possa esserci un cambio di passo da parte di Bruxelles, l'analista teme "che il processo sarà piuttosto lento, perché lento è stato il semplice avvio dei negoziati che non rappresentano che l'inizio. E temo sarà lento non tanto per quello che faranno o non faranno Albania e Macedonia del Nord, ma perché in questi ultimi due anni l'Unione europea ha sottoposto sè stessa a uno stress politico e diplomatico con cui si è rimessa in discussione da un punto di vista metodologico, ma senza mettere in discussione quello che ritengo il suo più grande punto debole, ovvero la predominanza dei singoli Paesi membri nei processi decisionali, il potere di veto, per cui un singolo Paese può bloccare tutti". Quindi, se "è vero che i negoziati sono stati avviati, questo non significa che un domani l'azione diplomatica di un solo Paese, qualunque esso sia, non possa rallentare o influenzare negativamente il percorso di integrazione di Tirana e Skopje". Il successo del percorso di integrazione dipenderà quindi "perlopiù dalla volontà politica e diplomatica degli altri Paesi membri, perché da parte loro Albania e Macedonia del Nord hanno fatto tutto, la Macedonia ha addirittura cambiato identità (diventando Macedonia del Nord nel 2018, ndr), pur di avviare questo processo. Credo che ora spetti all'Ue".

Balcani vera sfida geopolitica per l'Ue

Alla domanda se le tensioni regionali possano spingere per un'accelerazione del processo di integrazione, non solo di Albania e Macedonia del Nord, ma anche di altri Paesi, come la Serbia, Fruscione ha rimarcato come questo "dovrebbe essere un imperativo, anche perché la Serbia, rispetto all'Albania e alla Macedonia del Nord, insieme al Montenegro, ha già aperto i capitoli negoziali (Belgrado nel 2014, Pogdorica nel 2012, ndr), è già un bel passo avanti rispetto a Tirana e Skopje, e sicuramente c'è anche un obiettivo di carattere geopolitico". Perché se "questa commissione è nata definendosi la più geopolitica della storia dell'Ue, ecco quella dei Balcani è la vera sfida geopolitica, che significa ridare credibilità, ridare un orizzonte alla popolazione della regione, rendendo il processo di integrazione qualcosa di tangibile, di verosimile, realizzabile, non una promessa vuota". Altrimenti, è il monito dell'analista, "lo abbiamo già visto, queste promesse non mantenute vengono poi soddisfatte da altri attori, in altro modo, con altri strumenti e altre tipologie di politica, a discapito della stabilità regionale".

Normalizzare i rapporti tra Serbia e Kosovo e monitorare la Bosnia Erzegovina

Circa le iniziative che l'Ue dovrebbe intraprendere per rispondere a questa sfida, Fruscione ha indicato alcuni interventi specifici: innanzitutto "la liberalizzazione dei visti per i cittadini del Kosovo, che sono gli unici nella regione che necessitano di avere un visto per recarsi nei Paesi Ue"; quindi "riprendere in mano e dare maggiore forza politica al processo di normalizzazione tra Belgrado e Pristina, cosa che Bruxelles sta facendo, ma a mio modo di vedere in modo troppo blando".

Ma soprattutto, ha rimarcato, "monitorare in modo più attivo la situazione in Bosnia Erzegovina (che ha presentato domanda di adesione all'Ue nel 2016, ndr) che a ottobre avrà le elezioni e il cui esito potrebbe rivelarsi un ulteriore momento di instabilità, di carattere politico, per il Paese". Per l'analista, in Bosnia Erzegovina servirebbe "una presenza più attiva da parte delle istituzioni internazionali, che spesso preferiscono delegare al rappresentante locale, il diplomatico tedesco Christian Schmidt, piuttosto che intervenire in modo più diretto"; bisognerebbe "mettere la Bosnia-Erzegovina al centro di alcune discussioni e di alcuni dossier europei, piuttosto che ritrovarsi con un nuovo fatto compiuto, come potrebbero rivelarsi le elezioni di ottobre, con una nuova crisi politica.

A fronte di tale scenario complesso, ha concluso Fruscione, "nei Balcani serve più Europa, perché meno Europa c'è e più questa assenza viene riempita da altri attori" che possono essere la Turchia, come la Cina e le monarchie del Golfo, "ognuno di loro con finalità e metodologie proprie, che guardano sempre ed esclusivamente ai propri interessi, piuttosto che a quelli della regione, a cui viene offerto un beneficio di facciata".