Mattarella ricorda Bachelet e invoca il dialogo "paziente e tenace"

Barbara Tedaldi

Per risolvere i problemi non serve lo scontro, e tantomeno la perversa logica dello scambio, ma il coraggio del dialogo. Sergio Mattarella alza la voce e lancia l'ennesimo appello alla politica, governo maggioranza e opposizione, perché si occupi della soluzione dei problemi più urgenti lasciando da parte sterili polemiche. L'occasione è la cerimonia in ricordo di Vittorio Bachelet, assassinato 40 anni fa dalle Br, ma il richiamo a un confronto concreto che abbia come regola comune la Costituzione e come obiettivo il bene comune risuona a molti come l'ennesimo ammonimento a una politica impegnata più in tattiche che in strategie.

Il Capo dello Stato non cita ovviamente lo scontro di questi giorni sulla prescrizione, ma da mesi chiede al governo, e ai partiti che lo sostengono, di dedicarsi anima e corpo ai tanti problemi che assillano il Paese, evitando se possibile la propaganda e il mercanteggiamento. Davanti a "contrapposizioni e contrasti basati sulla pura difesa di posizioni di parte" serve "il coraggio del dialogo paziente e tenace, la disponibilità sincera al confronto per trovare le soluzioni migliori in ogni circostanza superando pregiudizi e soluzioni precostituite" spiega il Capo dello Stato. Bachelet con la sua vita, e il suo sacrificio, dimostrò che "era possibile realizzare una società più giusta senza mai ricorrere a contrapposizioni aspre e pregiudiziali". 

Mattarella fornisce un vero e proprio manuale per comporre le divergenze che potrebbe rivelarsi utile a partiti e governo impelagati in uno scontro perenne: basta evitare la "perversa logica di scambio per decisioni fondate sull'interesse dei singoli o sulla convenienza di gruppi" perché sarebbe una "negazione del pluralismo democratico, essenza della nostra realtà repubblicana". 

Ma per il Capo dello Stato l'esempio del giurista e politico falciato dal terrorismo è ben più alto delle singole scaramucce: ​egli "è stato ucciso perché impersonava il senso più autentico della nostra democrazia, coniugando fermezza di principi con reale disponibilità al dialogo", "cercando di fare orientare tutto verso l'interesse generale". ​Bachelet, giurista e politico cattolico, "testimoniava con professionalità e integrità morale che era possibile servire il bene pubblico realizzando una società più giusta senza mai ricorrere alla contrapposizione aspra e pregiudiziale".

Anche nella sua esperienza di vicepresidente del Csm, l'organo di autogoverno della magistratura recentemente travolto da uno scandalo e diviso in correnti, Bachelet ​seppe "ricomporre divisioni interne, coniugando fermezza di principi con reale disponibilità al dialogo, nella ricerca del punto di incontro tra prospettive differenti, cercando di fare orientare tutto verso l'interesse generale". E infine, davanti alla minaccia del terrorismo, restò convinto che l'unica strada per sconfiggere chi voleva stravolgere lo Stato "non fossero necessarie misure eccezionali e che fosse indispensabile che la democrazia rimanesse fedele a se stessa". 

Per questo, perché fu testimone della Costituzione, uomo con un profondo senso della comunità e dello Stato, fu ucciso dalle Brigate Rosse, ha spiegato Mattarella. Proprio per questo, ha sollecitato il figlio Giovanni, "la fedeltà allo stato di diritto, la tenuta e l'efficacia delle istituzioni e l'autonomia e l'indipendenza della magistratura rappresentano una bussola sempre attuale: seguirla è il modo migliore per ricordare mio padre".