Mattarella concede cinque giorni ai partiti. Parte il dialogo tra M5s e Pd

barbara tedaldi

Sergio Mattarella è preoccupato e non lo nasconde. Il suo appello alla responsabilità e ai tempi rapidi è stato accolto solo in parte. Troppe ancora le scorie da far depositare tra i partiti, troppa l'indecisione di alcuni, che non cela nemmeno troppo le divisioni all'interno dei singoli partiti. E ancora non molta chiarezza, con alcuni leader che nel chiuso dello studio alla Vetrata confessano al Capo dello Stato di aver già sostanzialmente assunto una decisione e poi in pubblico restano un po' più sul vago. Ma tant'è, il Presidente della Repubblica non è nuovo alla scena politica, comprende che le decisioni sono cruciali e alla richiesta di maggiore tempo non chiude la porta e convoca le consultazioni per tutti i partiti martedì e mercoledì prossimo.

Dunque, spiega con il volto un po' teso parlando alla loggia alla Vetrata, concede un intero week end a M5s e Pd per verificare se è possibile "una intesa in Parlamento per un nuovo governo" che porti a indicare mercoledì qualcosa di concreto: il nome di un premier e un quadro programmatico, oltre alla necessaria maggioranza. Ma Mattarella va oltre e spiega che ci sono alcuni partiti, dalla Lega a FI, che hanno chiesto "ulteriori verifiche". 
Certo il Presidente non è tenero nel ripercorrere le tappe della crisi e spiega che avrebbe preferito "decisioni sollecite".

"Decisioni chiare in tempi brevi"

Tempi solleciti che alle delegazioni che erano salite al Quirinale oggi aveva quantificato in modo molto secco: se si va un governo bene, altrimenti le elezioni si devono tenere entro la fine di ottobre. Scartando il week end dei Santi, arrivare fino al 10 novembre per Mattarella era considerato troppo in ritardo rispetto ai tempi necessari per il varo della manovra, quindi il 27 ottobre era assai più consigliabile. La crisi nata per "una dichiarata rottura polemica" tra M5s e Lega, ha ricordato stasera il Presidente "va risolta all'insegna di decisioni chiare e in tempi brevi". "Lo richiede l'esigenza di governo di un grande Paese come il nostro", alla vigilia di decisioni come quella sul commissario Ue e le incertezze politiche ed economiche che devono essere affrontate con un chiaro bilancio per il 2020.

Ai tanti dubbi sulle scelte e sulle procedure il Presidente ha risposto ricordando che: di fronte a tali esigenze è possibile solo un governo politico con un programma chiaro (dunque no a governi di minoranza o di scopo o ponte), se non c'e' un governo si va a elezioni (decisione "da non assumere alla leggera" dopo un solo anno di legislatura ma "necessaria" se in Parlamento non c'e' una maggioranza), il Presidente ha "il dovere ineludibile" di "non precludere" una maggioranza parlamentare come è avvenuto un anno fa (dunque se una maggioranza si verificherà, anche se non gradita a uno dei principali partiti espressi dal voto alle europee, sarà impossibile non farle esprimere un governo).

Ecco dunque la spiegazione, Costituzione alla mano, del perché Mattarella darà tempo a M5s e Pd di raggiungere un'intesa, pronto a verificare in tempi celerissimi se invece ne emergerà un'altra (il cosiddetto secondo forno). Le telefonate seguite alle consultazioni, non decisive, hanno fatto capire al Presidente che uno spiraglio per un accordo era possibile. Il count-down del Colle è partito, da mercoledì i tentennamenti saranno cronometrati in ore, non più in giorni, poi ci saranno solo le elezioni.

L'assemblea M5s dà mandato a Di Maio di trattare col Pd

Nel frattempo si apprende che, per acclamazione, l'Assemblea dei gruppi M5s ha dato mandato al capo politico Luigi Di Maio e ai due capigruppo Stefano Patuanelli e Francesco D'Uva di trattare con il Pd. Se M5s e Pd dovessero raggiungere l'accordo per formare un nuovo governo, l'incarico per procedere potrebbe esser conferito già mercoledì, dopo il secondo giro di consultazioni del capo dello Stato, ipotizzano in ambienti M5s.

Il Movimento 5 stelle ha così ufficialmente aperto la porta al dialogo con il Pd, con un mandato chiaro dell'assemblea degli eletti, partendo dal tema del taglio dei parlamentari. Ma la porta a Matteo Salvini, che oggi ha rilanciato e fatto un'apertura a Luigi Di Maio, non sarebbe ermeticamente chiusa, anche se si tratta di una strada difficilmente praticabile. "Ora o la Lega apre in maniera seria oppure noi da domani iniziamo realmente a trattate con il Pd", spiega un 'pontiere' pentastellato. Al momento non vi sarebbero stati contatti tra Salvini e Luigi Di Maio. Ma - anche se non vi sono conferme ufficiali dai due partiti - non è escluso che potrebbero esserci contatti nelle prossime ore.

Zingaretti: "Emerge un quadro per iniziare a lavorare"

"Dalle proposte e dai principi da noi illustrati al Capo dello Stato e dalle parole e dai punti programmatici esposti da Di Maio, emerge un quadro su cui si può sicuramente iniziare a lavorare", dichiara in una nota il segretario del Pd Nicola Zingaretti

"Credo che ci siano le condizioni per avviare un dialogo fattivo con il M5s. L'obiettivo di arrivare ad un programma rigoroso nei tempi celeri che vuole il Capo dello Stato, è raggiungibile", afferma poi il presidente dei senatori Pd Andrea Marcucci