Mattarella si arrende al fattore tempo

Alessandro De Angelis

La dimensione della crisi è in quelle due ore che il capo dello Stato è costretto a prendersi, a consultazioni finite, per verificare se arrivi un fatto, un segnale, una dichiarazione dai Cinque stelle che attesti la volontà, quantomeno di dialogo col Pd, dopo che Di Maio alla Vetrata quelle due parole, “partito” e “democratico” non le aveva neanche nominate, offrendo il suo programma a tutti, sia pur con qualche punta polemica verso la Lega. E la dimensione della crisi è certificata non solo dal volto, piuttosto cupo, con cui Sergio Mattarella si presenta alle otto di sera alla Vetrata, ma soprattutto in quella frase che, di fatto, certifica l’esistenza ancora di un doppio forno: “Sono state avviate iniziative per un’intesa. E anche da parte di altre forze politiche è stata espressa la volontà di ulteriori verifiche”.

 

 Ecco, ci sono “iniziative” tra Pd e Cinque stelle e “verifiche”, tra la Lega e i Cinque stelle. Due schemi che ingabbiano il primo giorno di consultazioni, mandandolo a vuoto. E costringono il capo dello Stato a concedere altri giorni di tempo, di qui a martedì, dopo i quali se le convulsioni non si tradurranno in un’indicazione non solo di uno schema, ma di un nome per palazzo Chigi, sarà inevitabile prendere atto che non c’è alternativa allo scioglimento anticipato delle Camere per tornare, al più presto al voto. Perché altro, a quel punto, Mattarella non potrebbe fare, qualora anche il prossimo giro dovesse portare a un esito inconcludente. Altrimenti proprio sul capo dello Stato graverebbe la responsabilità di una crisi di governo che diventa, a tutti gli effetti, una crisi di Sistema, col Quirinale trascinato nel gorgo dei partiti. Ecco, Mattarella si aspetta che, tra martedì e mercoledì, i partiti si presentino con un “nome” per palazzo Chigi, perché questo è il punto, in modo da poter conferire un incarico.

 In quel volto scuro e in questo concedere, suo malgrado, tempo, rispetto alla...

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