Matteo Mauri (Pd): "Ius soli per tutti, non solo per gli sportivi. Solo così si risolve il problema"

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- (Photo: getty - ansa)
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“Il presidente Malagò non ha fatto altro che sottolineare le implicazioni sportive di un problema che è generale: il mancato riconoscimento della cittadinanza a tanti giovani che vivono e vivranno in Italia, che sono amici e compagni dei nostri figli e che risultano italiani a tutti gli effetti, eccezion fatta per un semplice pezzo di carta. Bisogna andare alla radice per risolvere il problema. È necessaria una nuova legge sulla cittadinanza che riconosca ai bambini e ai ragazzi nati nel nostro Paese o arrivati qui prima del compimento dei 12 anni la possibilità di diventare cittadini italiani dopo avere frequentato regolarmente almeno un ciclo scolastico in Italia”. A parlare all’HuffPost è l’onorevole Matteo Mauri, già viceministro degli Interni, attualmente deputato e responsabile Pd per l’Immigrazione.

Le parole di Mauri giungono dopo l’appello di Giovanni Malagò, numero uno del Coni che - pensando ai 55 atleti della spedizione italiana a Tokyo che sono nati all’estero - ha sottolineato l’urgenza di uno ius soli sportivo: “Noi vogliamo occuparci di sport e non riconoscere lo ius soli sportivo è qualcosa di aberrante, folle. Oggi va concretizzato: a 18 anni e un minuto chi ha quei requisiti deve avere la cittadinanza italiana”.

Alla proposta del presidente Coni ha replicato Matteo Salvini. “Oggi sono strafelice delle medaglie, ma con lo ius soli non c’entra nulla. Non c’è nulla da cambiare. La legge va bene così com’è. Spero che ne vinciamo sempre di più ma lo ius soli non c’entra un fico secco”, ha detto il leader della Lega riaccendendo un dibattito mai sopito.

Onorevole Mauri, ora che il dibattito sulla cittadinanza ai nuovi italiani è riaperto come intende muoversi il Pd?

″È una nostra priorità. Il segretario Enrico Letta, subito dopo il suo insediamento, ha voluto ribadire che la discussione sulla cittadinanza ai nuovi italiani è in agenda. Stiamo lavorando attivamente e interloquendo con tutti perché puntiamo ad approvare una legge col maggior numero di forze politiche possibile, in particolare con quelle che formavano la coalizione del secondo governo Conte e con cui abbiamo votato i decreti immigrazione che hanno archiviato quelli di Salvini. Nei mesi scorsi ho fatto un appello a tutte le forze politiche, ma mi sono dovuto scontrare con dei ‘no’ provenienti, per esempio, dalla Lega. La nostra è una legge di iniziativa parlamentare, quindi occorre che in aula ci sia una maggioranza per portarla avanti: non possiamo approvarla da soli, altrimenti l’avremmo già fatto”.

A proposito. “Ius Soli? Già oggi, a 18 anni, chiunque può chiedere e ottenere la cittadinanza. Squadra che vince non si cambia”, ha detto ieri Salvini dopo le parole di Malagò. Come commenta?

“Salvini è un campione di ‘benaltrismo’: per lui i problemi sono sempre ben altri, mentre in questo caso si tratta di una questione che non può più attendere. Le norme vigenti sono vecchissime, hanno trent’anni, riguardano una realtà che era ben diversa da quella odierna. I numeri di oggi parlano chiaro: si tratta di circa 1 milione e 100mila bambini e ragazzi che sono già in Italia, che sono italiani a tutti gli effetti, eccezion fatta per un semplice pezzo di carta che certifichi la loro cittadinanza. La questione riguarda tantissime famiglie, i compagni di scuola e gli amici dei nostri figli”.

Tornando alla questione sportivi, le norme attuali hanno un limite: gli immigrati under 18 residenti in Italia ma non cittadini italiani, non possono essere convocati per le selezioni nazionali e non possono vestire la maglia azzurra finché non diventano maggiorenni. Solo allora, possono avviare la pratica per ottenere la cittadinanza italiana. Come si risolve la situazione?

“Intanto segnalo che quest’anno, almeno per quanto riguarda le società, una novità è andata a sanare una situazione di disparità che da anni le associazioni sportive denunciavano e che impediva a tanti ragazzi e ragazze minorenni di potersi tesserare. L’articolo 16 del Decreto Legislativo 36 del 28 febbraio 2021 pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 18.3.2021 ha stabilito che - cito testualmente - ‘i minori di anni diciotto che non sono cittadini italiani, anche non in regola con le norme relative all’ingresso e al soggiorno, laddove siano iscritti da almeno un anno a una qualsiasi classe dell’ordinamento scolastico italiano, possono essere tesserati presso società o associazioni affiliate alle Federazioni Sportive Nazionali, alle Discipline Sportive Associate o agli Enti di Promozione Sportiva, anche paralimpici, con le stesse procedure previste per il tesseramento dei cittadini italiani’. Si tratta di un importantissimo passo avanti per quanto riguarda l’integrazione, ma non basta: ribadisco che per andare oltre e risolvere il problema della rappresentanza nelle Nazionali - maggiori o giovanili che siano - occorre concentrarsi su una nuova legge per l’ottenimento della cittadinanza”.

Cosa auspica?

“Non ne faccio una questione di colore politico, puntiamo all’accordo e al dialogo. Il nostro obiettivo è avere la legge entro la fine di questa legislatura”.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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