Matteo Messina Denaro dietro traffico di droga, 3 arresti - punto

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Palermo, 13 nov. (askanews) - C'è l'ombra di Matteo Messina Denaro dietro i tre arresti effettuati stamani dai carabinieri del Ros e del Comando Provinciale di Trapani e dai militari del Gico della Guardia di Finanza di Palermo con l'accusa di far parte di un'associazione dedita al traffico internazionale di droga. L'indagine, chiamata "Eden 3 - Pequeno", ha permesso di ricostruire i traffici illeciti realizzati sin dall'estate del 2013, consentendo nell'ultimo quinquennio il sequestro d'ingenti carichi di hashish acquistati dall'organizzazione criminale.

I tre arrestati, tra cui l'ex avvocato Antonio Messina, tutti originari di Campobello di Mazara e pluripregiudicati per reati legati al traffico di sostanze stupefacenti, nonostante i periodi di detenzione ultradecennali scontati, sfruttando rapporti consolidati con alcuni referenti stranieri, nel periodo monitorato dalle indagini hanno operato importazioni di ingenti quantitativi di droga lungo la tratta Marocco-Spagna-Italia.

In particolare, nella prima fase delle indagini è stata intercettata una partita di droga proveniente dalla penisola iberica e destinata al mercato milanese, costituita da 240 kg di hashish, sequestrati a Carate Brianza.

La "merce" avrebbe fruttato alle casse dell'organizzazione circa 350.000 euro, raddoppiando l'investimento illecito.

Nello stesso tempo veniva ricostruito il reticolo di spaccio sulla piazza lombarda, composto dai soggetti ai quali gli associati facevano "assaggiare" lo stupefacente al fine di cederlo il più rapidamente possibile.

Le indagini, oltre a consentire di documentare numerosi episodi di spaccio e l'acquisto di due armi da fuoco, hanno permesso di ricostruire l'attivismo dell'associazione per l'importazione di ulteriori carichi di hashish per oltre una tonnellata, tra cui una "partita" di 180 kg ceduta a clienti di origine calabrese; e un carico di 60 kg di hashish che, proveniente dalla Sicilia e destinato al mercato Lombardo, è stato sequestrato alla fine del 2015 in Toscana.

Dalle indagini è emerso che gli esponenti dell'organizzazione criminale, oltre ad esprimere in alcuni dialoghi intercettati espliciti riferimenti a Matteo Messina Denaro, hanno agito anche a favore del clan campobellese prevedendo tra l'altro la distribuzione di parte dei proventi illeciti per il soddisfacimento dei bisogni economici della famiglia mafiosa.

L'ex avvocato Messina si sarebbe anche adoperato per dirimere i contrasti sorti per ragioni economiche tra i componenti del gruppo, sviluppando nell'hinterland milanese degli incontri con altri importanti esponenti della criminalità organizzata siciliana da anni operativi in Lombardia; proprio in occasione di una di queste riunioni, avvenuta all'interno di un affollato esercizio commerciale, si è fatto cenno al latitante di Castelvetrano.