Matteo Renzi il Bloccasterzo

Fulvio Abbate

L’autostrada della vita politica italiana, meglio, ancora di più il destino di un’opposizione spedita e operante e, si spera, intransigente nel rispondere alla deriva razzista - lasciamo perdere, almeno al momento, quanto questa debba mostrare un volto “di sinistra” - appare di fatto e nella sostanza quotidiana resa impraticabile, o comunque interrotta, fuori servizio, dalla presenza pervicace e narcisistica di Matteo Renzi, un politico che sempre più e meglio va meccanicamente associato all’immagine, di più, al congegno del cosiddetto bloccasterzo.

Lo ricordate no? Chi dovesse possedere un briciolo di doverosa cultura automobilistica, il minimo nel paese che ha visto negli autogrill le cattedrali del progresso, e ancora colui che dovesse avere sfogliato almeno una volta nella propria esistenza l’imperdibile “Quattroruote”, le pagine dedicate segnatamente agli accessori, magari per timore di furto alla propria vettura, comprenderà subito che non ci riferiamo - e perdonate la meticolosa puntualità tecnico-specifica - né all’insicuro “bloster” né al “bullock”, il cosiddetto “antifurto con le palle“ (sic). Esatto, il pensiero va piuttosto a una sorta di morsa che, un tempo, veniva montata soprattutto sulle Fiat 500, bastava sollevarne la mordacchia e il volante era definitivamente inamovibile, meglio di una garrota.

Le ragioni che fanno di Matteo Renzi il bloccasterzo d’ogni possibile avvio – si spera dotato di pensieri e attendibilità progettuale - di una forza d’opposizione sono assai semplici, e riguardano il dato caratteriale dell’uomo: fin troppo giovane per rassegnarsi a uscire di scena ammettendo gli errori commessi, altrettanto dotato di sconfinato amor proprio per comprendere appieno il concetto di “terra bruciata“. Tantomeno, assodato il background del personaggio, gli si potrebbero offrire come via d’uscita, se non di fuga, i versi più significativi di “La terra desolata” di T.S. Eliot, dove si narra...

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