Matteo Renzi: "Perché un 37enne può guidare l'Italia"

«Oggi vince chi capisce che si deve mandare a casa la vecchia classe politica, spazzare via tutto ciò che è simbolo della casta. A partire dai vitalizi. Uno che ha fatto qualunque lavoro e poi il consigliere regionale e il parlamentare prende tre pensioni: non è squallido? Io non ho vitalizi ma chi li ha, a partire da Bersani e Vendola, potrebbe rinunciare almeno al cumulo? Anche solo per rispetto di chi vive con la pensione minima».

Attacca e si difende, il sindaco di Firenze Matteo Renzi, in un'intervista a Vanity Fair, alla vigilia delle primarie da cui spera di uscire candidato premier del Pd, e al termine di una campagna che, spiega al settimanale - in edicola da mercoledì 21 novembre -, ha avuto ripercussioni sul rapporto con la moglie Agnese e sulla gestione dei tre figli: «Gli ultimi tre mesi sono stati i più difficili della nostra vita insieme. Prima in casa, come la maggior parte dei nostri coetanei, ci si divideva i compiti... Ma con la campagna sono praticamente sparito. Vivo di sensi di colpa».

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Quanti politici di lungo corso, in Italia, hanno la sua idea del ménage familiare?
«Pochi. Saremo un Paese davvero civile il giorno in cui il candidato sarà mia moglie, e io il suo first gentleman».

Le hanno dato del demagogo per aver detto di voler fare un governo di soli dieci ministri.
«Non è demagogia. Confermo: solo dieci ministri. E mi piacerebbe che non arrivassero tutti dalla politica».

Tra i suoi sostenitori c'è lo scrittore Alessandro Baricco, che però ha già detto di non essere la persona giusta per un incarico governativo. Lei invece pensa anche a lui?
«Mi piacerebbe moltissimo come ministro della Cultura, ma prima bisogna vincere. Alessandro mi ha detto una cosa molto divertente: "Non ho capito se tu e io siamo fuori posto, ho persino fatto un test per capire se sono ancora di sinistra, perché le cose che dico a me sembrano di sinistra, ma l'intellighenzia mi dice che sbaglio"».

L’hanno accusata di aver guardato troppo il telefonino durante il confronto su Sky, di essere stato teleguidato dai suoi «spin doctor», a partire da Giorgio Gori.
«Spin doctor non ne ho e il telefonino l’ho usato per prendere appunti, per seguire Twitter, per verificare dati e nomi: che male c’è? Se è questa la cosa peggiore che mi rinfacciano, sono in una botte di ferro. Credevo che il mio problema fosse un altro: come fa un trentasettenne a pensare di governare l’Italia?».

Che cosa si è risposto?

«Che vedo tutti i limiti miei e della mia squadra, ma è difficile fare peggio di quelli di prima... Se vinciamo nasce il modello di una generazione che potrà anche sbagliare, ma se non altro ha più futuro che passato».

All’indomani del confronto su Sky, è andato da Vespa con Angelino Alfano.

«Alla vigilia di un voto così importante ci sarei andato anche con Barbapapà».

Suo padre ha votato alle ultime primarie del Pd?
«Certo, e ha votato Bersani. Oggi mi auguro che voti me. So di avere addosso l’etichetta dell’arrivista, del rampante, quello con il pelo sullo stomaco. So anche che dovrei dire che non è così. Ma capisco che, quando uno a 37 anni vuole buttare tutti fuori e fare il capo, è dura pensare di lui una cosa diversa».

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Il ricordo più amaro di questi mesi di campagna?
«Gli attacchi personali. Come quando L'Unità, un giornale che pago tre volte - come contribuente, come tesserato del Pd e come lettore che lo compra in edicola - , mi ha dato del fascistoide. E poi ci sono quelle notti, quando torni a casa alle tre, vai a vedere i figli nei lettini e ti senti un coglione».

Leggi l’intervista completa su VanityFair.it

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