Matteo Renzi, un uomo solo al centro

·6 minuto per la lettura
FLORENCE, ITALY - NOVEMBER 21: Italian Politician and Senator leader of the party Italia Viva, Former Italian Prime Minister and former Secretary of Partito Democratico Matteo Renzi speaks during the meeting of the Leopolda 11 on November 21, 2021 in Florence, Italy.  The Leopolda is an annual public meeting to discuss Italian politics, launched in 2010 by Matteo Renzi, then Mayor of Florence. This year's event is the 11th edition of the convention called Radio 11 Leopolda. Matteo Renzi criticized the investigation of the Florence prosecutor's office on the Open Foundation which sees him under investigation for illicit financing. A note from the Italia Viva on the program of the event reads
FLORENCE, ITALY - NOVEMBER 21: Italian Politician and Senator leader of the party Italia Viva, Former Italian Prime Minister and former Secretary of Partito Democratico Matteo Renzi speaks during the meeting of the Leopolda 11 on November 21, 2021 in Florence, Italy. The Leopolda is an annual public meeting to discuss Italian politics, launched in 2010 by Matteo Renzi, then Mayor of Florence. This year's event is the 11th edition of the convention called Radio 11 Leopolda. Matteo Renzi criticized the investigation of the Florence prosecutor's office on the Open Foundation which sees him under investigation for illicit financing. A note from the Italia Viva on the program of the event reads

“Nun me ne pò fregà de meno... Del centro di Renzi non me ne frega nulla”. Se l’intervista al Corriere della Sera non fosse bastata, Carlo Calenda rimarca così la sua posizione rispetto alla proposta fatta dal leader di Italia Viva alla Leopolda. Smorzando così, sul nascere, ogni tentativo di convergenza. “Renzi faccia quello che gli pare. Vada in Arabia Saudita, faccia il centro con Toti e Brugnaro, suo zio e suo cugino. Noi facciamo progetti seri. Noi facciamo altro”, rincara la dose il leader di Azione a L’Aria che tira. Non proprio una risposta d’apertura all’amo lanciato da Renzi sul palco della Leopolda quando, rivolgendosi a Enrico Costa, aveva detto: “Non riesco a capire come alle prossime elezioni politiche potremo andare divisi, mi sembra impossibile”. A sentirlo parlare oggi, Calenda sembra della tesi opposta. Porta chiusa in faccia, almeno per il momento. E questo è solo uno degli indizi del fatto che questo progetto del nuovo grande centro rischia di naufragare a poche ore dalla nascita. C’è un problema di temi, e c’è un problema di leadership. Nei giorni scorsi era circolato il nome di Mara Carfagna, ministra per il Sud, di Forza Italia, per la guida di questa compagine. Quanto sia una suggestione e quanto un’ipotesi concreta non è dato saperlo ancora. Concreto, a sentire le reazioni dei soggetti che Renzi vorrebbe come alleati, il pericolo che la fiamma del soggetto nuovo si spenga un attimo dopo l’accensione.

Non usano tutti gli stessi toni di Calenda, ma neanche si lanciano a esternazioni di entusiasmo e di giubilo gli altri possibili attori di questo soggetto pensato da Renzi. Con le dovute sfumature - e fatta l’eccezione dell’Udc - la linea è: il contenitore potrebbe anche andare, ma cosa ci dici del contenuto? Perché il timore dei potenziali alleati è che questa trovata di Renzi sia funzionale solo al raggiungimento di una percentuale dignitosa alle elezioni, e che non sottenda altro. “L’Italia non chiede un partito di centro, l’Italia chiede coraggio, coerenza e competenza. La nostra ambizione non è portare a casa un nuovo schieramento di centro”, fa eco a Calenda Matteo Richetti, intervistato da Formiche. Renzi guarderebbe anche a pezzi di Forza Italia - Perplessità e distinguo da parte degli altri due schieramenti a cui Renzi guarderebbe: +Europa e Coraggio Italia.

Un invito a parlare di contenuti più che di un nuovo contenitore arriva da Riccardo Magi, deputato e presidente di +Europa: “Già in passato - dice ad Huffpost - siamo stati favorevoli a tentativi di federazione. Non ha, però, senso parlare solo di spazio politico, bisognerebbe discutere sugli obiettivi da perseguire. Perché va bene correre insieme, il punto è capire per fare cosa. Noi non abbiamo una visione solo geometrica dello spazio politico”. Va bene sedersi a un tavolo, dunque, ma prima bisogna capire che strada si vuole prendere: “Bisognerebbe intendersi su come si vogliono affrontare grandi questioni sociali. Penso all’immigrazione, alle politiche sulle droghe. Perché discutere di giustizia non significa parlare solo di riforme sistemiche, ma anche di politica criminale. E quindi del principale motivo per cui si finisce in carcere in questo paese. ”. Magi non perdona al leader di Italia Viva, ma neanche a Calenda, di non aver preso posizione su temi molto cari ai radicali: “Non hanno speso una parola sui nostri referendum (eutanasia, cannabis, ndr). Noi siamo convinti che essere liberali significhi dare la giusta centralità all’autodeterminazione delle persone come pilastro fondamentale per una società liberale, democratica e giusta. Senza diritti e libertà non c’è sviluppo”. Per il presidente di +Europa sarebbe necessario intendersi anche su cosa significa centro: “Se vuol dire moderatismo, io sono un radicale, quindi lontano da questo concetto. Inoltre credo che una ipotetica nuova micro Dc difficilmente non sarebbe un progetto interessante, non solo per noi ma per nessuno”. Posto che bisogna riempire il progetto di contenuti se no non parte, o parte male, Magi usa con cautela la parola, non solo per la sua storia politica, ma anche perché “quello dello spazio al centro è sempre stato una vecchia chimera. Il rischio è che, messo in questi termini, non sia neanche un modo per riavvicinare al voto chi alle urne non va più”.

Più aperturista è l’Udc, con Antonio Saccone, uno dei tre senatori di questa componente, che ci dice: “Matteo Renzi non è uno sprovveduto, anzi. Molti dei ragionamenti, soprattutto sui temi economici, che ha fatto dal palco della sua Leopolda non possono che trovarci d’accordo. Altri un po’ meno, ovviamente. L’Udc è da sempre al centro. Ma noi siamo innanzitutto europeisti e filo atlantisti, questa è una condizione imprescindibile. Ovviamente il ‘centro’ è la nostra casa, anche se questa casa la stiamo già pensando e costruendo da tempo nell’ambito del centrodestra che, se vuole essere affidabile non deve solo vincere le elezioni”. Unico paletto: “Ribadiamo un nostro categorico disinteresse a operazioni di palazzo e raccogliticce”.

Se c’è un progetto, forse. Se è solo una questione di numeri, anche no. Si potrebbe sintetizzare così la linea di Coraggio Italia. “Noi siamo interessati al confronto effettivo, che non abbia una dimensione tattica o numerica. Perché se l’unico obiettivo è raggiungere il 10%, vorrei ricordare che chi si pone questo proposito spesso non solo non ottiene il risultato algebrico ma neanche quello politico”, dice ad Huffpost Gaetano Quagliariello, senatore e vicepresidente di Coraggio Italia, la formazione di centrodestra - 24 deputati, sette senatori - a cui appartengono anche il presidente della Regione Liguria Giovanni Toti e il sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro. Più che a un nuovo soggetto, Quagliariello guarda al centrodestra: ”È la nostra area - continua - e punteremmo a costruire un progetto con il centrodestra. Sempre che quest’ultimo sia interessato alla nostra partecipazione. Cosa che in questo momento non ci sembra”. Se Calenda sbarra la porta, Quagliariello la lascia socchiusa: ” La pandemia ha portato a nuovi scenari politici, economici e sociali. In questo contesto non si possono escludere cambi negli schieramenti. Ad ogni modo noi siamo interessati a un dibattito, anche al centro, solo se è un dibattito vero”. Per Osvaldo Napoli, deputato e referente per gli enti locali di Coraggio Italia, “o ci si muove d’anticipo o il progetto muore prima di nascere”. Le ragioni? “Fa parte di un modo vecchio di fare politica l’idea di unirsi e basta, senza obiettivi - dice ad Huffpost - si cerchi prima la convergenza sui 4-5 temi fondamentali per il Paese. Solo una volta faccio ciò si potrebbe discutere di un progetto, altrimenti è come parlare del sesso degli angeli”. Per Napoli, se proprio a un progetto comune si deve arrivare, bisognerebbe sedersi a tavolino e discutere della legge di bilancio, delle elezioni del presidente della Repubblica, del Pnrr, della nuova legge elettorale e, volendo, anche del green pass: “Solo in caso di convergenza si potrebbe andare avanti”.

Se l’intenzione di Renzi era spiegare le vele di questo nuovo progetto immediatamente, prima di partire dovrà controllare bene il vento con cui si mette in viaggio. Perché il rischio che la barca resti ferma o, peggio, affondi sembra piuttosto reale.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

Il nostro obiettivo è creare un luogo sicuro e coinvolgente in cui gli utenti possano entrare in contatto per condividere interessi e passioni. Per migliorare l’esperienza della nostra community, sospendiamo temporaneamente i commenti sugli articoli