Matteo Salvini cede sul condono

Giuseppe Colombo

Occorreva un segnale. Un segnale che fosse forte, un punto da segnare a vantaggio sulla Lega. Ed ecco la vittoria M5s sul condono fiscale: dal decreto in discussione al Senato scompare la possibilità di compilare la dichiarazione integrativa sulle somme non emerse. La misura era stata voluta dalla Lega nei giorni della cosiddetta "manina" che avrebbe manomesso il provvedimento inserendo la possibilità di dichiarare fino a due milioni e mezzo di evaso. Da allora il Movimento 5 Stelle è diventato una pentola che ribolle.

Nel frattempo gli attivisti hanno dovuto mandare giù il via libera al gasdotto Trans Adriatico, i parlamentari più fedeli alle origini si sono trovati a votare il decreto sicurezza voluto dalla Lega e per finire anche le norme sul maggiore sversamento dei fanghi con le loro sostanze tossiche. Infine oggi pomeriggio il durissimo scontro tra Di Maio e Salvini sui rifiuti campani. Così stasera alle 20.45 è iniziato un vertice che veniva rimandato da tempo. Presenti a palazzo Chigi praticamente mezzo governo: il premier Giuseppe Conte, i due vicepremier, Luigi Di Maio e Matteo Salvini, i ministri Alfonso Bonafede, Giovanni Tria e Riccardo Fraccaro, e i sottosegretari al Mef, Massimo Bitonci, Massimo Garavaglia e Laura Castelli.

Il ministro dei Rapporti con il Parlamento Riccardo Fraccaro avrebbe avuto un ruolo chiave nella mediazione con la Lega in un lavoro sotto traccia che alla fine ha portato a casa il risultato: sarà possibile regolarizzare solo il dichiarato. In cambio però tutte le altre norme sulla pace fiscale restano così come sono. Dunque non è previsto il carcere per gli evasori dal momento che il Carroccio non vuole inserirlo nel decreto fiscale. Il Movimento fa comunque sapere che ci sarà una legge ad hoc, ma chissà quando. Comunque sia il cuore del condono risiedeva nella dichiarazione integrativa che venuta meno permetterà a Di Maio di riconciliarsi con quei parlamentari M5s che da giorni sono tentati dall'abbandono del...

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